San Firmino: Testimonianza shock di tre innocenti primine!
San Firmino:
Testimonianza shock di tre innocenti primine!
di Monica, Giulia e Marta
Braccia, gambe, mani, natiche, pance, schiene, perfino facce ricoperte di firme, scritte, dediche, inni, simboli… Ma dovranno andare a casa prima o poi questi ragazzi? E quale sarà la reazione dei genitori? Si faranno una bella risata o si imbestialiranno a tal punto da fare denuncia a ignoti?
Preparatevi con alcol, acqua e sapone, perché anche quest anno arriva San Firmino, l’incubo di ogni primino, tradizione ormai decennale che si svolge tra i ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori) il giorno 11 di ottobre di ogni anno.
È una sorta di rito di iniziazione, una manifestazione di delirio collettivo che coinvolge tutta la popolazione studentesca senza esclusioni. In tale ricorrenza qualsiasi ragazzo di classe superiore alla terza munito di pennarello colorato e indelebile bracca gli studenti più piccoli e in particolare quelli di prima (detti appunto primini) per tutta l’intera giornata scolastica, e non solo.
La caccia consiste nel braccarli e accerchiarli con le seguenti armi: trucchi, uni-posca e altre forme di pennarelli indelebili, brillantini, scotch, tempere, farina, yogurt e schifezze varie. Insomma, tutto il necessario per sbizzarrirsi e diventare dei piccoli Picasso su ogni spazio di epidermide disponibile del corpo del malcapitato.
La tortura parte dalla fermata del pullman/treno, passa per l’ingresso a scuola e l’intervallo in corridoio, per finire con il ritorno a casa. Come in ogni cosa, però, c’è modo e modo di comportarsi: c’è chi si limita ad una firma o ad una scritta che anche se grammaticalmente scorretta non nuoce più di tanto, ma anche chi rasenta la volgarità e l’offesa con simboli di esplicito riferimento razzista o atti di bullismo estremo. Soprattutto per questo autorità come i professori e i dirigenti scolastici, stanno cercando di intervenire e di moderare questi avvenimenti. Ma San Firmino non è una festa inventata dagli studenti: gli studenti hanno inventato di pasticciarsi a vicenda, data la somiglianza del nome (FIRMINO= PICCOLA FIRMA) ma il giorno di San Firmino è festeggiato in tutto il modo con feste classiche e intelligenti e feste “da matti”. Ad esempio dal 7 al 14 luglio, nella città di Pamplona al nord della Spagna, si tiene una corsa di tori e uomini che si rincorrono per le vie e le piazze in una sorta di rituale che sa di sangue, di arena e di feriti.
Ma la San Firmino che tutti conosciamo è quella dei ragazzi, quella che ogni anno provoca dissensi e malumori tra le famiglie, i professori e i presidi. In realtà le radici di questa tradizione sono talmente lontane che non se ne capiscono le origini, anche se qualcuno trova una stretta somiglianza tra San Firmino e i riti di iniziazione tribali del terzo mondo.
E cosa succede nella nostra scuola? Anche al liceo D. Manin l’arrivo del giorno di San Firmino si fa sentire nello spirito degli alunni. E cosa ne pensano i nuovi “primini”? Noi del giornalino abbiamo deciso di intervistarne alcuni per vedere le loro reazioni post-S.Firmino.
In generale, dalle interviste è risultato che molti si sono divertiti a pitturare e a essere pitturati, anzi si pavoneggiavano per i corridoi mostrando gioiosi le firme. Alcuni non hanno apprezzato e cercavano di nascondersi dalla mandria inferocita.
Altri non hanno rispettato la tradizione, sfoggiando qualche rara firmetta sul braccio.
Pochissimi invece si sono ribellati ad una tradizione che definisco incivile, facendosi coraggio e protestando apertamente (vedi episodi significativi in IV^A ).
È uno dei più odiati e amati giorni dell’anno scolastico, una tradizione un poco scomoda, ma anche divertente, che si potrebbe svolgere con il consenso di tutti (prof. e famiglie comprese) se venissero rispettate l’incolumità e la volontà di tutti.
Divertirsi sì, ma con correttezza.




