Il terzo tempo
Anno nuovo vita nuova anche per il calcio di serie A, che si darà la mano per regolamento!!!
Dopo aver visto che i giocatori della Fiorentina, sconfitti, hanno applaudito e stretto la mano a quelli dell’Inter prima di rientrare negli spogliatoi, la Lega calcio ha scoperto che alla fine di una partita ci si può anche salutare, e ha pensato bene di farlo diventare obbligatorio.
Non sarà una gran cerimonia ma è già un piccolo passo avanti: dopo il triplice fischio giocatori e arbitri si trovano a centrocampo per stringersi la mano.
Questo atto è stato ispirato dalla collaudata tradizione rugbista, dove però il terzo tempo è cosa ben più sostanziale: non solo un saluto tra le due squadre ma una bevuta -per i più modesti- o una cena -per i più ricchi- tra giocatori e tifosi. Gesti, insomma, che rappresentano ancora un’utopia per questo nostro calcio che negli ultimi anni è stato, più che un gioco, violenza dentro e fuori gli stadi, Moggiopoli e processi urlati del lunedì compresi…
Il fair play in queste partite di ritorno ha funzionato: saluti, abbracci e pacche sulle spalle fra giocatori, arbitri e tecnici; dagli spalti invece gli ultras inviperiti hanno manifestato tutta la loro disapprovazione con parecchi fischi. Evidentemente lo stadio ha bisogno di sbollire prima di poter apprezzare tanta semplice buona educazione..
Ma anche fra giocatori e dirigenti rimangono dubbi sull’opportunità di imporre un tale gesto di sportività; per esempio Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori, ha categoricamente sentenziato: “Se mi girano, non voglio essere costretto a stringere la mano a nessuno”. Si potrebbe forzarlo? E sarebbe giusto farlo? E se qualcuno non rispettasse questa nuova regola? Bisognerebbe forse multare le squadre? O i giocatori? Magari tirando in ballo i quattrini…
Punizioni per chi non si presta per ora non ce ne sono; rimane la brutta figura… anche se sembra che al pubblico non interessi poi così tanto.
Sembra cioè che l’idea “ite in pace, partita est” sia ancora lontana, lontanissima, dai nostri stadi. Credo che la soluzione al problema stia a monte, e che il rifiuto di una tale regola (che dovrebbe essere scontata) derivi da un’educazione mancata: un po’ come diceva il mio mister, dovrebbero essere gli allenatori dei bambini a insegnare il rispetto dell’avversario, e non a commettere falli senza essere visti. Così forse si creerebbe una nuova generazione di giocatori che non si porrebbero neanche il problema di compiere un gesto di ordinaria cortesia: salutare gli avversari al termine dell’incontro, così come si fa prima di cominciare.
La conclusione: sicuramente i tempi cambiano, speriamo in meglio! Restano comunque alcuni dubbi: dovrà essere la squadra sconfitta ad applaudire i vincitori o viceversa? E se la partita finisse in pareggio? O toccherà sempre alla squadra di casa? Speriamo che almeno su questo i vertici della FIGC trovino un accordo… e, soprattutto, che alla fine si salutino!!!
J Mascis




