Archivio di Novembre, 2008

Editoriale - Novembre 2008

Cari maninensi, un nuovo anno è iniziato e sono cambiate molte cose: la divisione in trimestre e pentamestre, le gite non sono più annuncio di primavera e fine anno scolastico, è tornato a dar peso sulle nostre medie il voto di condotta. A sollevarci il morale però è cambiato anche il nostro giornalino! Eh sì perché volenti o nolenti la nostra ex redattrice Marjorie è andata “in pensione” e si dedica alla maturità, quindi la nuova capo redattrice sono io! Ovvero Chiara F. Rizzuti -II C classico- ma oltre a me potrete contare su Giulio Azzoni -II C classico- per quanto riguarda i disegni e Maykol Robuschi (ovvero Zaru) -III B linguistico-.
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Recensione Videogioco: Shin Megami Tensei Digital Devil Saga

Nome Europeo: Shin Megami Tensei: Digital Devil Saga
Nome originale: Digital Devil Saga: Avatar Tuner
Genere: Gioco di Ruolo
Lingua: Inglese
“Mozzate!Macellate!Divorate il vostro nemico!Non c’è altro modo per sopravvivere.Non potete scappare dalla vostra stessa fame, Guerrieri del Purgatorio!”

Con questo messaggio provocatorio si è introdotti nell’universo di Digital Devil Saga, titolo dotato di un fascino davvero irresistibile. E’ proprio la tematica provocatoria – sopravvivere al caos della società moderna, sempre più competitiva e crudele - a conferire a questo titolo quel pizzico di originalità che da molto tempo si andava ricercando nell’ormai stantio mercato dei giochi di ruolo. Digital Devil Saga, come tutti i componenti della serie Shin Megami Tensei, è da considerarsi uno di quei titoli poco indicati per il “Mercato occidentale”.
I suoi contenuti tematici e i continui riferimenti alle filosofie indu, fan sì che il titolo si allontani dal canone classico di fruibilità europeo, noto per un approccio al videoludo decisamente superficiale e meno appassionato di quello dei nostri cugini statunitensi. Digital Devil Saga è un’esperienza di gioco decisamente trascinante, un incubo suburbano che ci porta a scoprire una realtà distorta, distrutta e dominata da gradazione di grigio. La stessa esplorazione avviene in terza persona, rendendoci spettatori di lunghi viaggi in claustrofobici corridoi a tinta unita, che lasciano poche possibilità all’immaginazione, dove l’unica legge vigente è quella del più forte.L’incipit narrativo vede un’ambientazione post apocalittica al centro degli eventi; le uniche popolazioni sopravvissute alle guerre in quel territorio,che viene definito “La discarica”,  sono suddivise in società tribali sulle quali spiccano diversi capi tribù. Chiaramente il giocatore è portato a vestire i panni di uno di questi, il silenzioso Serph, chiamato in causa per proteggere il proprio popolo dalle invasioni nemiche. L’evento che porta alla rottura degli equilibri correnti in quell’universo di guerra e disperazione è la comparsa di una misteriosa ragazza di nome Sera, la quale, con il suo arrivo, provoca la comparsa sul corpo di ogni abitante della “discarica” un marchio. Successivamente, i capi tribù, riunitisi al Tempio del Karma, ricevono una notizia sconcertante da “Angel”, l’entità soprannaturale che pronuncia le parole d’introduzione all’articolo: Devono uccidersi fra loro e divorare le carni dei loro nemici per ambire al Nirvana, il paradiso promesso. Con il potere dell’Atma, il misterioso marchio sul corpo, infatti, tutti i componenti delle tribù sono divenuti in grado di tramutarsi in terribili demoni, emanazioni dei loro desideri viziosi, puniti da un Dio che vuole finalmente mettere fine alle varie guerriglie che da tempo infestano la discarica, non curandosi della consequenziale perdita della loro stessa umanità: il costante bisogno di cibarsi di carne umana, pena la morte. Cosa si cela dietro l’apparizione di Sera, la strana ragazza dalla quale tutto è scaturito? Perché i protagonisti provano una sorte di familiarità guardandole il viso? E ancora, chi è veramente “Angel”, l’entità sovrannaturale che vuole la morte di tutte le tribù della Discarica?
In un’ambientazione cyber punk prende il via un’avventura dai toni piuttosto classici, malgrado gli elementi narrativi originali e di sicuro impatto emotivo. Il gioco stesso si basa sull’esplorazione di numerosi labirinti, pretestuosamente presentati come ambientazioni inerenti alla trama – dove ogni singola base, tranne quella dei protagonisti, pare essere un enorme casa di Asterione – ; fortunatamente l’incalzare degli eventi legati alla continuità narrativa non fanno altro che spingere il giocatore a proseguire la propria avventura, in un susseguirsi di sequenze introspettive e registicamente ricercate. Da non sottovalutare, inoltre, il comparto artistico del titolo, ancora una volta curato da un Kazuma Kaneko in ottima forma, pronto a deliziarci con la sua disturbante ed eterea visione delle anatomie umane decisamente caratteristiche e in linea con la direzione artistica dell’intero progetto. La stessa colonna sonora, curata da Shoji Meguro, offre una valida tracklist che spazia dall’industrial all’hard rock, senza risparmiarsi qualche brano leggero al solo pianoforte, per le scene più toccanti. Digital Devil Saga è un titolo non per tutti i palati, decisamente atipico per il nostro modo di vedere i giochi di ruolo, o più generalmente i videogiochi. La soglia di difficoltà è piuttosto alta e il titolo, almeno all’inizio, fatica ad ingranare dal punto di vista narrativo. Chi, però, riuscirà ad andare oltre allo sconforto iniziale si troverà davanti un’esperienza decisamente appagante, una sceneggiatura fuori dai canoni impreziosita da un comparto artistico di tutto rispetto. Consigliato.

Recensione Manga: Death Note

Death Note (デスノート ) Panini Comics

Il concetto alla base del titolo è molto semplice: Se voi aveste la possibilità di togliere la vita ad una persona semplicemente scrivendone nome su un quaderno, per quale via optereste? L’uso indiscriminato di questo “potere” per scopi puramente personali o cerchereste di sfruttarlo a favore della giustizia? E ancora, può un uomo giudicarne un altro ed emettere su di lui la più crudele delle sentenze?
Il titolo, sceneggiato da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata (Hikaru No Go, Hajime) segue le vicende del giovane Light Yagami, un brillante studente universitario Giapponese, diviso fra il suo ideale di libertà e giustizia e quello che e il mondo che lo circonda. Un mondo che il giovane, senza mezzi termini, definisce “marcio”, dove la maggior parte delle persone meriterebbe di morire perché inutile alla società, accecata dai propri interessi personali, un mondo dove l’edonismo è ormai insito nei cuori di tutti. E quando Light sceglie di assumersi le responsabilità della sua nuova identità, identificandosi in Kira, un giustiziere in grado di uccidere i criminali a distanza, ecco spuntare la polizia e un misterioso investigatore di cui non si conosce nulla se non lo pseudonimo, “L”.

Possibile che questi vogliano mettersi sulla sua strada, intralciando la sua opera di giustizia? Chi si nasconde dietro l’identità di L ? Il titolo è un controverso racconto investigativo che fonde elementi provocatori e insinua nella mente del lettore, lungo tutta l’evoluzione della vicenda, vari dubbi morali ed etici, provocati dalle azioni del protagonista e del suo avversario, L, in un continua schermaglia di supposizioni e teorie. Cos’è la Giustizia? Sfizioso e interessante.      

Prezzo: 3.90€ cad.

 



Sigla d’apertura della versione animata di Death Note

Youkoso!

Youkoso!

Youkoso, lettori e lettrici del Manin Times. Quella che vi apprestate a leggere non è una rubrica comune, nossignore! Trattasi di uno spazio nuovo, originale, dedicato a quel mondo che molti usano denigrare per la sua eccentricità, il suo ritmo creativo scoppiettante e vitale, la sua natura spesso controversa e al centro di mille polemiche mediatiche alimentate dall’ignoranza e dall’informazione qualunquista: Sto parlando, ovviamente, del Nippomondo!”

“Kirameki, yami no maboroshi! Senshitachi ima, kuruzo!“

Che cosa intendo con Nippomondo? Beh, immagino che la maggior parte di voi conosca l’animazione giapponese, quel mezzo d’espressione e non solo strumento meramente ludico, che spesso ci troviamo propinato in televisione come prodotto commerciale, svilito dei suoi contenuti originali, adattato ad un pubblico di fascia età minore al target originale, proprio per accontentare quei genitori assenti e quei sedicenti esperti psicologi che vorrebbero una televisione badante, un escamotage pedagogico avente il gravoso compito di accompagnare i bambini (e i ragazzi) nella loro crescita.
Chi ha vissuto gli anni 80, e i primi anni 90, conosce bene le polemiche legate a titoli altisonanti come “Hokuto no Ken” (Ken di Hokuto) altresì noto come “Ken Shiro” e l’affascinante eroina dai capelli dorati, “Bishojo Senshi Sailor Moon” (La Bella Combattente Sailor Moon, nota come “Sailor Moon”), titoli accusati, in passato, di essere fonte di svariati disagi infantili di natura psicologica. Alla base di queste uscite decisamente ardite, vi è un fraintendimento culturale abissale: In Giappone, paese in cui l’industria dell’animazione è una delle più evolute, gli “Anime” (Contrazione di “Animation”, Animeshon) hanno diversi target d’utenza e non sono, come qui in occidente si usa pensare, semplici mezzi d’intrattenimento infantile. L’animazione giapponese, nel corso degli ultimi decenni, ha cavalcato svariati canali mediatici, riuscendo a conquistare premi piuttosto importanti nel campo della cinematografia: esempio lampante del genio di alcuni sceneggiatori e registi nipponici, sono film d’animazione cinematografici come “”Mononoke Hime” (La principessa Mononoke – Stubio Ghibli), “Sen to Chihiro no Kamimakushi” (Il rapimento spirituale di Sen e Chihiro, adattato in Italia con il nome di “La città incantata” - Studio Ghibli) che è valso l’oscar, nel 2003, al regista, Hayao Miyazaki.
Tutte quelle dinamiche commerciali che hanno interessato titoli di ampio successo come “Cardcaptor Sakura” (Sakura la catturacarte, in Italia “Pesca la tua carta Sakura”), “Ranma ni bu no ichi” (“Ranma uno-di-due, in Italia “Ranma 1/2” ) o “Slayers” (“Cacciatori”, in Italia “Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo”) hanno fatto modo che, sulla base di dati d’ascolto in patria piuttosto alti, questi venissero importati in Italia, senza alcun compromesso contenutistico: il target originale non è mai stato rispettato.La conseguenza? Ragioniamo a concetti e formuliamo un esempio.
In una dimensione dove il “Cartone animato”è considerato un compagno di giochi dell’ingenuo pargolo,  figlio dei sani principi cristiani romano cattolici, viene mandata in onda una serie animata dedicata, almeno in patria, ad un pubblico di adolescenti, soggetti comunemente noti per essere consci della dimensione che li circonda e della conseguenza delle loro azioni.
Chiaramente, per motivi commerciali relativi al target d’utenza nostrano, la serie viene adattata come meglio si può, localizzando nomi, snaturando situazioni esplicite – comunissime in qualsiasi serial tv di matrice adolescenziale – e tagliando, invece, quelle scene o quegli interi episodi, facenti parte della continuità narrativa dell’opera, pur di rientrare nel margine della “comune decenza” degli spettacoli dedicati ai bambini.
Eppure non basta.
E qui entra in gioco il malcontento comune dei genitori, esasperati da quegli elementi fuori luogo in quello che a loro è stato presentato come un “prodotto per bambini”, come la visione di una scollatura troppo provocante o la presenza di scene cruente e decisamente diseducative.
L’altro capo dello schieramento del pubblico, composto dagli appassionati, rivendica una maggiore fedeltà al prodotto originale: se tutti i protagonisti dei vostri libri, o telefilm, preferiti, avessero subito un cambiamento d’età, di nome o addirittura di connotati, come reagireste?

Tutto questo per darvi uno stralcio della situazione dell’animazione giapponese in Italia, divisa fra palinsesti irrispettosi nei confronti dell’intelligenza degli spettatori grandi e piccini, genitori adirati ed appassionati esasperati: “Kowaii!”
(Che paura!)

Pregiudizio.Ignoranza.Venalità.
Maykol “Zaru” Robuschi

Offlaga Disco Pax - Onomastica live @ Leoncavallo 2008

Le luci della centrale elettrica - Per combattere l’acne

Hands on… Offlaga Disco Pax & Le luci della Centrale Elettrica.

Hands on… Offlaga Disco Pax & Le luci della Centrale Elettrica.

a cura di Elia

Noi italiani siamo troppo esterofili, principalmente per quanto riguarda la musica, ed ancora di più per quanto riguarda generi poco mainstream come l’indie. Musica indi(e)pendente, creata da veri musicisti, sempre originale, senza contratti con grandi etichette ma con un’enorme capacità espressiva. Il 2008 ha visto l’uscita di due album perfetti (Secondo la mia umile opinione :p), “Bachelite” degli Offlaga Disco Pax e “Canzoni da Spiaggia Deturpata” di Vasco Brondi, “Le Luci della Centrale Elettrica”.

Bachelite.

Chiamare il proprio album come “una resina fenolica termoindurente ottenuta per reazione tra formaldeide e fenolo”.  Un album le cui tematiche spaziano dal record del salto in alto stabilito da Vladimir Yaschshenko ai campionati europei di atletica leggera del 1978 a rapporti sessuali consumati grazie ad un Toblerone  dentro a condomini dell’Istituto Autonomo Case Popolari.  Ma c’è anche spazio per raccontare il furto di una Volkswagen Golf con un adesivo di Lula da Silva sul paraurti da un’autofficina, per condannare il “metodo di repressione altrimenti chiamato tutela” con il quale viene controllato il chirocefalo del Marchesoni, per dare una lettura all’elenco telefonico di Reggio Emilia e per raccontare gli esordi di Ligabue e Vinicio Capossela. Ci volevano gli Emiliani Offlaga Disco Pax per fare qualcosa di simile. Il loro secondo album “Bachelite”, uscito questo febbraio, è fatto da 51 minuti di elettronica e indie rock. Sul tappeto musicale tessuto da Enrico Fontanelli e Daniele Corretti vengono scanditi i discorsi del cantante (se così si può definire) Max Collini: infatti i testi degli Offlaga non sono cantati, ma declamati. Le parole di Collini raccontano di un “piccolo mondo antico fogazzaro”, sono fatte di aneddoti e riferimenti ai più svariati luoghi ed individui: dal piccolo paese di Cavriago a Vladivostok, da un’adolescente sulla via della prostituzione chiamata Barbara al neofascista Giusva Fioravanti. L’innovativa proposta degli Offlaga può essere apprezzata sia dagli alternative e indie rocker, sia dagli amanti dell’elettronica, sia da chi ascolta il post-punk di band come i The Smiths o gli ultimi CCCP Fedeli alla Linea. Peccato che quando sono venuti a suonare in Piazza Duomo (due giorni prima dei Baustelle, se non vado errato) non c’era poi così tanta gente a guardarli. Consigliato a tutti.
offlagadiscopax.splinder.com
www.myspace.com/odp130

Canzoni da spiaggia deturpata

“Le luci della centrale elettrica illuminano le periferie delle città. si vedono dalle tangenziali, dalle strade provinciali, dalle nostre finestre a contemplare il panorama delle case popolari tutte uguali. con la scritta COOP rossa che svetta e i camion dei netturbini che investono i nottambuli e passano a pulire quel poco di sporco e di disturbo che siamo riusciti a provocare.” Questo è Vasco Brondi, cantautore ferrarese scoperto da Giorgio Canali (CCCP, CSI, PGR). La sua voce è un rauco grido di condanna, una malinconica melodia, una descrizione del degrado Italiano urlata ad ogni concerto, “canzoni d’amore e di merda dalla provincia”. Il suo album di debutto “Canzoni da spiaggia deturpata” è uscito quest’anno e ha vinto la Targa Tenco 2008 come migliore opera prima ed è stato disco della settimana sul “Venerdì” di Repubblica. La musica è minimale, solo voce e una chitarra strimpellata a cui si aggiungono, a tratti, i cori e le distorsioni della chitarra di Canali. Il suo è un ritorno alla tradizione dei cantautori Italiani del passato rivisto con tematiche e sonorità moderne, con testi al vetriolo e un’energia di cui si sentiva da troppo a lungo la mancanza.
www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica
www.leluci.net

Francesco DeGregori - Alice

“Alice”, un racconto di Marjorie Cigoli

Alice

“Alice guarda i gatti ed i gatti girano nel Sole, mentre il sole fa l’amore con la Luna”

Alice si guarda allo specchio, mentre ascolta la sua canzone. Non è più così ingenua come Francesco la definiva, ha ormai lasciato il paese delle meraviglie, non rivedrà più il suo amico Bianconiglio.
Ora vive da sola, in un monolocale alla periferia di New York. Lontano dai fasti della Grande Mela, nella realtà più nera. La vita le ha regalato “malinconie brevissime e fuggitivo ridere”, l’ha fatta sognare e l’ha poi riportata a Terra. Alice fuma, e fuma molto; non perché ne abbia veramente bisogno, quanto piuttosto perché ci è abituata; non ricorda nemmeno più il motivo che la spinse ad iniziare. E’ laureata e disoccupata; anni di studio sprecati, a suo parere. Per consolarsi legge Baudelaire ed altri poeti maledetti, per trovare conforto rispetto chi, come lei, ha sofferto. Sapere che il suo non è il primo cuore spezzato la fa star meglio. Alice ha una vita sentimentale fredda e popolata; vuole sentirsi cercata, desiderata, in apparenza le basta così. La notte, avvolta dalla solitudine dei suoi sentimenti, piange come una bambina che si vede negata la gioia più bella. Ora Alice sa; sa che non sempre si viene premiati per i propri meriti; sa che una parola può ferire più di uno schiaffo, sà che è importante apparire, non essere. Compra tanti libri di filosofia, che trovia noiosi e incomprensibili. Ma è di moda far sfoggio di una libreria culturalmente impegnata.
“Ma io non ci sto più
e i pazzi siete voi”
Le piace questa strofa. A volte non riesce a capire la gente. Sembra che tutti non riescano a vedere la vera Alice. Vorrebbe che potessere entrarle dentro, leggerla l’anima; odia dover provare a spiegare idee che sono solo ombre nella sua mente. Ha una compagnia, qualche volta si ubriaca; eppure è sola in mezzo a miliardi di persone. Con i suoi pensieri, con le sue emozioni e con le sue paure.

In Alice c’è un po’ di me, un po’ di mondo e forse anche un po’ di voi.
Buon mondo a Tutti.
Marjo.

 

Intervista Esclusiva al Professor Vercesi

Le nostre reporter d’assalto sono sempre pronte ad inchiodare al muro qualsiasi professore con domande scottanti ed avvincenti. Questa volta è toccato al Prof. Vercesi, vediamo quali scandalosi segreti sono riuscite ad estorcegli le nostre Lilly ed Elly.

3^ ora di giovedì, confinati nella magiica auletta che ha l’unica e importantissima funzione di ospitare le attrezzature dedite alla stesura del POF.

Nome, Cognome, Età
Gianemilio Lino Vercesi. Mi hanno chiamato così perché un tempo si davano i nomi ai bambini riprendendoli dai parenti. Gianni era un mio zio, morto giovane, Emilio un nonno paterno e Lino era il nome della mia madrina (!). Ai tempi c’era ancora la moda di Sandokan. (ndr: non ha voluto dirci l’età ù_ù)
Che tipo di intervista si aspetta da noi?
Un’intervista! Diciamo una che sappia cogliere ciò che più vi interessa conoscere.
Collega con cui si trova meglio
Meglio è da inserirsi nella dimensione affettiva? Devo dire che con quasi tutti i colleghi mi trovo bene, poche eccezioni fatte.
Animale nel quale si immedesima
L’asino! Mi piace moltissimo. È un ricordo legato all’infanzia. Da piccolo avevo un asino, Tito. Decisamente anticomunista.
Esperimenti a Ginevra: progresso o fine del mondo?
La nostra società ha bisogno dell’apocalisse. L’esperimento non è nuovo ma il modo con il quale abbiamo reagito di fronte a questo evento è sintomatico del livello di tensione dello spirito contemporaneo che tutto drammatizza.
Gite a ottobre, trimestri, voti interi e di condotta… PRO o CONTRO?
Favorevole ai trimestri, ma non all’assetto attuale di un trimestre e un pentamestre. Adesso è tutto sconclusionato, nei trimestri è vero che ci sono più interrogazioni, ma i pacchetti di studio sono anche più ridotti. Vorrò vedere nel pentamestre cosa succederà.
Per il voto in condotta non credo si debba discutere molto perché non fa media. È un elemento in più in sede di scrutinio.
Le gite ad ottobre mi piacciono. (o.O) In primavera sono collocate in un momento dell’anno in cui si deve fare dell’altro e ci si deve concentrare sullo studio. Per i problemi economici basta allertare preventivamente le famiglie. Quest’anno ci sono stati un po’ di disagi, ma la cosa potrebbe funzionare per gli anni successivi.
Momento della giornata più bello?
Il risveglio al mattino: è il momento della giornata in cui sei riposato e ti si apre davanti una gamma di possibilità espressive. Perché dev’essere brutto?  La sera non mi piace, ci si ingarbuglia troppo.
Chi era nella vita precedente?
Mah, bah…..un illuminista! Un piccolo filosofo illuminista.
Un aneddoto di quando era alunno
La mia partecipazione come puttino alle celebrazioni Monteverdiane che si tennero negli anni ’60 a Cremona. Facevo parte di una rappresentazione teatrale ed avevo la parte di un puttino che si doveva svegliare su un clavicembalo in mezzo al palco del Ponchielli. Mimai così bene il risveglio che il regista mi propose di portarmi con se’ in tournée.
Quale qualità preferisce e quale difetto odia in una persona
Pregio: la sincerità, la correttezza, l’immediatezza nella forma di comunicazione.
Maniaco/a del suo lavoro o ha anche altri interessi extrascolastici? (tipo Germy con la pallavolo <3)
Direi che è, insieme ai momenti dedicati alla famiglia, l’altra parte della vita quotidiana. A scuola riesco a divertirmi, nel mio piccolo a creare, non ho parti di me che restano inespresse. Nella scuola trovo una comunità, speranza, tutto un mondo.
Perché è diventato/a prof di filo e storia?
Perché la mia formazione è stata all’inizio all’interno di una comunità religiosa (non un seminario! All’oratorio). Parte della responsabilità la do a questa formazione che mi ha sollecitato a vedere una dimensione  metafisica della fisica.
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