Archivio di Giugno, 2008

Informatica: Steve Jobs, un uomo un programma


Steve Jobs, un uomo un programma

di Davide Moroni

 

L’immagine non è quella del manager spietato, dell’affarista in giacca e cravatta, di poche parole. Al contrario, il capo di Apple Computer si è costruito attorno a sé la fama di un uomo capace e amante dell’innovazione, tutto in un unico stile.

Poco tempo fa, la rivista “Fortune” l’ha consacrato definitivamente come “L’uomo più importante e innovativo del pianeta”, grazie ai numeri e ai fatturati di tutto rispetto che l’hanno portato appunto ad un successo planetario.

La storia di questo personaggio è molto strana: nato da madre americana e padre siriano il 24 Febbraio 1955, Jobs non fu tenuto dai genitori naturali, ma fu dato in adozione a Paul e Clara Jobs. Nel 1972 Steve si diploma a Cupertino in California, che è tuttora sede centrale di Apple e s’iscrive al Reed College di Portland, che però abbandona dopo un semestre. Quattro anni dopo fonda la Apple Computer con l’amico Steve Wozniak, e la prima sede della società appena fondata non è altro che il garage dei genitori. Nel 1977 vedono la luce il primo computer, “Apple I” e il primo PC (allora chiamato microcomputer) chiamato “Apple II”. Nel 1980 Jobs fa entrare la Apple in borsa e il 24 Gennaio del 1984 la Apple produce un personal computer dotato di un nuovo sistema operativo e, per la prima volta al mondo nella grande distribuzione, di un’interfaccia grafica e del mouse: “Apple Macintosh”. Dotato di icone, finestre e menu a tendina, il Mac riscuote un grande successo. Per il grande pubblico Jobs diventa la persona più in vista nel mondo dell’informatica.

L’anno dopo però, Steve Jobs entra in rotta di collisione con l’allora amministratore delegato Apple Sculley e, consapevole anche del fatto che l’amico Wozniak si fosse dimesso, lascia la Apple a 33 anni. A questo punto, Jobs decide di fondare una nuova azienda, la Next, che sarà poi la base del sistema operativo Mac OS X, con l’obiettivo di avviare una nuova rivoluzione tecnologica. Succede però che la Apple va in crisi intorno al 1996, per il sistema ormai obsoleto e dunque alla ricerca di un nuovo sistema operativo più moderno. Jobs decide di ritornare a patto che la Apple acquisti la Next, che stava passando anche lei un periodo di crisi profonda.

L’anno successivo vede l’azienda di Cupertino risollevarsi pian piano, Steve allontana l’AD Gil Amelio e riprende le redini dell’azienda, percependo solo 1$ come stipendio ma con molte agevolazioni e premi che gli porta l’azienda, come un jet privato e 30 mln di dollari in azioni. Nel frattempo Jobs rilancia l’iMac, isolandosi dal mondo IBM: nel 2001 avviene il lancio ufficiale di Mac OS X, che, come già detto, si basava sul NextStep che, a sua volta, utilizzava un kermel Unix. La Apple, dopo qualche tempo, si lancia nel mercato della musica digitale con l’iPod, del quale sono stati venduti circa 90 mln di modelli in tutto il mondo, che probabilmente ne ha fatto di Apple il prodotto di maggiore successo. A Giugno 2007 viene lanciato anche iPhone, che funge da cellulare ma anche come fotocamera da 2 mpx e che in Italia dovrebbe arrivare a momenti! Infine, fresco fresco è l’arrivo di MacBook Air, l’ultimissimo portatile di casa Apple caratteristico per il suo spessore di soli 0.76 cm!!!

Insomma questa era la storia dell’uomo che ha fondato la Apple ed ha dato il via ad una rivoluzione tecnologica a partire dagli anni ‘80. Vi lascio con una citazione del MacMan per eccellenza.

 

“E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi. Siate affamati. Siate folli”.

Manin Politik

Chi voto? Ma questo è di destra o di sinistra?

di Marjorie (Marjo) Cigoli

Sono queste le domande che ho sentito più e più volte prima delle elezioni.
E, fidatevi, non sono affatto stupide. In un Italia trasformista, in un paese che vive di gaffes, raccomandazioni, bustarelle e circhi, come si può distinguere la destra dalla sinistra? E non stiamo parlando di distinguere Comunisti da Leghisti. “ Ma Pd e un Pdl cosa hanno di diverso? Sarebbe stato carino se,in campagna elettorale, al posto delle solite scaramucce, qualcuno si fosse degnato di spiegarlo. Che senso ha accusare l’altro per vincere? ” ; così mi ha detto Sara, primina del linguistico. Ilaria, ormai al penultimo anno del classico dice “secondo me la classe politica non è per niente affidabile,anche all’interno dei singoli partiti non ci sono mai accordi. si vede chiaramente che spesso non sanno nemmeno loro stessi cosa stanno facendo e/o dicendo. Al momento quello che sento mi scoraggia parecchio”. Secondo me in Italia abbiamo ormai solo figure che si distinguono per una cravatta, impacchettate in auto e vestiti lussuosi, con case che valgono mille volte me, se non di più. Voi affidereste davvero loro i vostri soldi, il vostro futuro? Io no. E notate bene che non sto parlando dell’attuale governo, ma di tutti i politici; di destra,sinistra e centro. Non riesco sinceramente a fidarmi. Queste elezioni sono state una farsa, a suon di mozzarelle addentate per scherzo,barzellette, parole grosse,aria grave e un occhio al portafogli. Noi, in televisione, abbiamo assistito a queste liti spettacolari,a questi scambi di frecciate. Per me, una volta spente le telecamere, compaiono tarallucci e vino e tutto finisce così, in compagnia dopo una bella bevuta.Con la nostra magistratura (ideale, non quella effettiva), il nostro sistema scolastico e le nostre leggi potremmo essere un paese rinomato all’estero per qualcosa al di là della mafia,no?Io credo nell’Italia,non essendovi nemmeno nata. Sono gli italiani che mi spaventano. Proprio Magdi Allam disse:”Io amo l’Italia, ma gli Italiani la amano?” Forse siamo i “compari” di sempre, patriottici solo ai mondiali e poi spietati avvoltoi per accaparrarci uno scudetto. Noi che speriamo delle raccomandazioni, che abbiamo dei vertici di potere che hanno quasi fatto la Costituzione; un paese di pochi giovani disoccupati,di precari. Che futuro abbiamo? E’ una domanda che, vi confesso, mi spaventa. “L’uomo è per natura un animale politico… tanto è vero che spesso l’uomo politico è una bestia” dice Alfredo Chiappori. Non voglio abbandonarmi a questi pessimismi, ho sempre amato le utopie. Se fossi un politico,questi sarebbero alcuni punti importanti del mio programma:
* Maggior attenzione al sociale,soprattutto nel settore scolastico e comunitario, per evitare la formazione di fenomeni di delinquenza legati a problematiche di disagio e disadattamento
* Dare una struttura solida al sistema scolastico, per una scuola che insegni e che insegni a vivere
* Riduzione dello stipendio dei parlamentari (non siamo più a Roma, quando si decidette di dare un contributo ai politici per evitare che subissero disagi per aver abbandonato il lavoro nei campi)

Non proseguo per annoiarvi troppo. Vi lascio, ultimo ma non meno importante, con una citazione davvero bella,che spero vi aiuti a riflettere.

La vera politica è come il vero amore. Si nasconde. (Jean Cocteau)


Creatività: “Lettera per un bimbo col frac”, di Cigoli Marjorie


 

 

Caro bimbo,

non so cosa hai pensato quando i tuoi occhi si sono aperti per la prima volta.

Hai visto l’amore fra il tuo papà e la tua mamma, che si sorridevano tenendosi per mano. Amore che tu credi eterno, ma non bisogna mai dire mai. Ti leggeranno le favole, bambino mio, ma tu non crederci troppo. Perchè se le penserai vere, ti seguiranno per lungo tempo. E faranno anche tanti versolini, come se tu fossi scemo. Ma tu scemo non sei, e ti chiederai per quanto ti tratteranno ancora da stupido…Sarà così per sempre, bimbo mio. Per loro sarai sempre quel piccolo esserino uralnte e indifeso. E quando imparerai a camminare faranno degli altri gridolini di gioia.. Ma poi saranno attanagliati dalla paura che tu, con quelle piccole gambine insicure, possa fuggire da loro. E anche questo durerà per sempre. Certo, camminerai..ma solo entro spazi ristretti.In pubblico ti rincorreranno, e ti sembrerà sempre di sbagliare. Faranno di te l’attrazione per gli amici, la bambolina da tavola ben educata nei suoi ridicoli vestititi. Andrai poi a scuola, e ti meraviglierai. I tuoi compagni non sono gentili-dispensatori-di-favori come mamma e papà. Ci sarà qualcuno che ti tirerà i capelli, che non giocherà con te. Le maestre non faranno finta di niente quando combinerai qualche pasticcio, ma ti sgrideranno davanti ai tuoi compagni. Se avrai amici di colore, ti diranno che sono solo più abbronzati. Un bambino malato, sarà solo un “compagno che non sta bene”. Ti immunizzeranno, non ti mostreranno mai il dolore, la morte. Lo faranno per proteggerti,caro bambino, ma non sanno che non lo potranno fare per sempre. Arriverà la tua prima cotta, caro bambino. Manderai messaggini su pezzettini di carta alla ragazza in fondo alla classe, poi lei ti darà il suo numero. I tuoi amici saranno gli spettatori della vostra storia, e quando finirà loro considereranno il film finito e usciranno dalla sala. Dovrai trovare un lavoro dopo il liceo, mio piccolo amico. E se i tuoi genitori “hanno le giuste conoscenze” non sarà difficile. Se invece sei normale come me, dovrai faticare, perchè la vita ti avrà insegnato che i buoni non vincono quasi mai. E poi, chissà. Troverai la donna dei tuoi sogni. E sarete felici e contenti fino a quando il vostro amore eterno scoprirà la propria finitezza. Oppure perderai la tua LEI, e abiterai con la mamma fino a cinquant’anni. E se la mamma avrà fatto il suo dovere, i tuoi amici si conteranno con una mano, i tuoi amori veri su due dita. E il giorno della tua uscita di scena, sarai assistito da chi? Da un’infermiera impaziente il cui turno è già finito e che ha fretta di andare a casa? Non so, piccolo uomo, cosa ti riserva la vita. La mia sta volando via nei giorni di nebbia padana, quella nebbia che ti penetra il cuore ma soprattutto le ossa; che ti fa ammalare dentro e fuori. Spero solo che conoscerai tutto ciò che ti viene offerto. Non giudicare, non criticare, non desiderare ciò che non puoi avere. Buona vita, mio bimbo con il frac.

 

= Marjo =

Recensione Film: Juno


Juno è una ragazza di sedici anni che decide nel più assoluto disincanto di fare sesso con il suo amico Pouli Bleeker sulla poltrona del salotto, assuefatta dal profuno di tic-tac all’arancia di cui il ragazzo ne va ghiotto. Quando scopre, però, che un “fagiolo” si è insidiato nella sua pancia, si ritrova a dover affrontare ogni passo della sua vita con una maggior responsabilità sulle spalle; quella stessa responsabilità che aveva lasciato da parte quella sera, su quella poltrona. Di primo acchito la giovane Juno si reca al centro “Donne ora” (un nome - un programma), con l’intento di abortire, ma accade qualcosa: la ragione comincia a luccicare nella sua testa, (grazie ai suggerimenti di una sua compagna di scuola che sventola cartelli “pro-life” fuori dal centro abortivo). Capisce che l’aborto è la scelta sbagliata, comprende che ci sono persone sfortunate che non possono avere figli e che ne vorrebbero tanto avere, realizza anche che quel “fagiolo” che sta crescendo dentro di lei è un vero e proprio essere umano: “Lo sai che potrebbe avere già anche le unghie?!” grida l’amica “pro-life”, un grido che Juno sente rimbombare nella sua testa, quando entra in quello squallido edificio, dove la ragazza all’accettazione, squallida pure lei, non mostra la minima cura e il benché minimo interesse per lei. Decide quindi di scappare fuori, incominciando così un percorso nuovo e inaspettato che la condurrà alla maturazione, alla realizzazione di sè, alla felicità. Appoggiata dalla famiglia, sceglie di dare in adozione il nascituro, ma la cosa che le fa più onore è il non vergognarsi della pancia che, con il passare delle stagioni, cresce sempre più,insieme al suo coraggio e al suo senso di responsabilità.

“Mi troverai ancora carina, quando sarò grassa?” chiede Juno a Bleeker e questi risponde: “Certo, sarai sempre carina”.Questo piccolo pezzetto di dialogo vuole cozzare contro l’affermazione di una giornalista de “La Stampa”, Lietta Tornabuoni, che ha definito il film “grazioso: fatto, cioè, per contentare tutti, i buonpensanti così come i pervertiti che godono a vedere sullo schermo una ragazzina con il corpo deformato dalla gravidanza avanzata”. Quindi il corpo di una donna affetta dalla straordinarietà della gravidanza è “deforme”? Ma siamo impazziti? Cara Lietta, forse dovresti riformattarti il cervello, perchè la bellezza e la dolcezza di una donna incinta è un innegabile evidenza. È proprio grazie a persone come queste, che considerano la gravidanza come disfacimento della propria bellezza e della propria persona, che si ha il crollo catastrofico delle nascite, che si assiste a milioni, ma che dico, miliardi di aborti dettati dall’egoismo e dalla paura. “Tutti devono avere il diritto di essere liberi dalla paura” cantavano gli slogan americani dopo l’11 settembre, ma si potrebbero cantare ancora oggi a proposito della drammatica situazione sociale e culturale che sta maturando. “Juno” è un grido forte e chiaro in mezzo al deprimente silenzio in cui viviamo: un grido alla meraviglia nel sentire un bimbo che scalcia nel proprio grembo, un grido al coraggio della maternità.

Niccolò Bodini e Matteo Rizzi intervistati dal Manin Times - ESCLUSIVA del SITO


Domande ai rappresentanti d’istituto Niccolò Bodini e Matteo Rizzi sul regolamento scolastico e non solo…

di Dave & Lele

Un’intervista che aveva l’intento di essere seria, si è trasformata in un’allegra conversazione con due dei nostri rappresentanti d’istituto. Le domande sono serie, parte delle risposte cercano di adattarsi, ma la maggior parte è divagazione. Cos’altro dirvi? Enjoy your reading!

 

  • Cosa ne pensate dell’indisposizione del preside a firmare permessi di uscita anticipata durante le assemblee d’istituto?

Bodini: Coloro che escono evidentemente non sono interessati; il preside…dovrebbe firmarli, ma capisco che non si piacevole.

Rizzi: L’indisposizione del Preside non dovrebbe sussistere perché per legge non può non firmarli. Questo succede perché lui non ha voglia di firmare tutti quei libretti. (Bodo, che c***o ti ridi????)

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