Archivio di 'Tempo Libero' Category

Youkoso!

Youkoso!

Youkoso, lettori e lettrici del Manin Times. Quella che vi apprestate a leggere non è una rubrica comune, nossignore! Trattasi di uno spazio nuovo, originale, dedicato a quel mondo che molti usano denigrare per la sua eccentricità, il suo ritmo creativo scoppiettante e vitale, la sua natura spesso controversa e al centro di mille polemiche mediatiche alimentate dall’ignoranza e dall’informazione qualunquista: Sto parlando, ovviamente, del Nippomondo!”

“Kirameki, yami no maboroshi! Senshitachi ima, kuruzo!“

Che cosa intendo con Nippomondo? Beh, immagino che la maggior parte di voi conosca l’animazione giapponese, quel mezzo d’espressione e non solo strumento meramente ludico, che spesso ci troviamo propinato in televisione come prodotto commerciale, svilito dei suoi contenuti originali, adattato ad un pubblico di fascia età minore al target originale, proprio per accontentare quei genitori assenti e quei sedicenti esperti psicologi che vorrebbero una televisione badante, un escamotage pedagogico avente il gravoso compito di accompagnare i bambini (e i ragazzi) nella loro crescita.
Chi ha vissuto gli anni 80, e i primi anni 90, conosce bene le polemiche legate a titoli altisonanti come “Hokuto no Ken” (Ken di Hokuto) altresì noto come “Ken Shiro” e l’affascinante eroina dai capelli dorati, “Bishojo Senshi Sailor Moon” (La Bella Combattente Sailor Moon, nota come “Sailor Moon”), titoli accusati, in passato, di essere fonte di svariati disagi infantili di natura psicologica. Alla base di queste uscite decisamente ardite, vi è un fraintendimento culturale abissale: In Giappone, paese in cui l’industria dell’animazione è una delle più evolute, gli “Anime” (Contrazione di “Animation”, Animeshon) hanno diversi target d’utenza e non sono, come qui in occidente si usa pensare, semplici mezzi d’intrattenimento infantile. L’animazione giapponese, nel corso degli ultimi decenni, ha cavalcato svariati canali mediatici, riuscendo a conquistare premi piuttosto importanti nel campo della cinematografia: esempio lampante del genio di alcuni sceneggiatori e registi nipponici, sono film d’animazione cinematografici come “”Mononoke Hime” (La principessa Mononoke – Stubio Ghibli), “Sen to Chihiro no Kamimakushi” (Il rapimento spirituale di Sen e Chihiro, adattato in Italia con il nome di “La città incantata” - Studio Ghibli) che è valso l’oscar, nel 2003, al regista, Hayao Miyazaki.
Tutte quelle dinamiche commerciali che hanno interessato titoli di ampio successo come “Cardcaptor Sakura” (Sakura la catturacarte, in Italia “Pesca la tua carta Sakura”), “Ranma ni bu no ichi” (“Ranma uno-di-due, in Italia “Ranma 1/2” ) o “Slayers” (“Cacciatori”, in Italia “Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo”) hanno fatto modo che, sulla base di dati d’ascolto in patria piuttosto alti, questi venissero importati in Italia, senza alcun compromesso contenutistico: il target originale non è mai stato rispettato.La conseguenza? Ragioniamo a concetti e formuliamo un esempio.
In una dimensione dove il “Cartone animato”è considerato un compagno di giochi dell’ingenuo pargolo,  figlio dei sani principi cristiani romano cattolici, viene mandata in onda una serie animata dedicata, almeno in patria, ad un pubblico di adolescenti, soggetti comunemente noti per essere consci della dimensione che li circonda e della conseguenza delle loro azioni.
Chiaramente, per motivi commerciali relativi al target d’utenza nostrano, la serie viene adattata come meglio si può, localizzando nomi, snaturando situazioni esplicite – comunissime in qualsiasi serial tv di matrice adolescenziale – e tagliando, invece, quelle scene o quegli interi episodi, facenti parte della continuità narrativa dell’opera, pur di rientrare nel margine della “comune decenza” degli spettacoli dedicati ai bambini.
Eppure non basta.
E qui entra in gioco il malcontento comune dei genitori, esasperati da quegli elementi fuori luogo in quello che a loro è stato presentato come un “prodotto per bambini”, come la visione di una scollatura troppo provocante o la presenza di scene cruente e decisamente diseducative.
L’altro capo dello schieramento del pubblico, composto dagli appassionati, rivendica una maggiore fedeltà al prodotto originale: se tutti i protagonisti dei vostri libri, o telefilm, preferiti, avessero subito un cambiamento d’età, di nome o addirittura di connotati, come reagireste?

Tutto questo per darvi uno stralcio della situazione dell’animazione giapponese in Italia, divisa fra palinsesti irrispettosi nei confronti dell’intelligenza degli spettatori grandi e piccini, genitori adirati ed appassionati esasperati: “Kowaii!”
(Che paura!)

Pregiudizio.Ignoranza.Venalità.
Maykol “Zaru” Robuschi

“Alice”, un racconto di Marjorie Cigoli

Alice

“Alice guarda i gatti ed i gatti girano nel Sole, mentre il sole fa l’amore con la Luna”

Alice si guarda allo specchio, mentre ascolta la sua canzone. Non è più così ingenua come Francesco la definiva, ha ormai lasciato il paese delle meraviglie, non rivedrà più il suo amico Bianconiglio.
Ora vive da sola, in un monolocale alla periferia di New York. Lontano dai fasti della Grande Mela, nella realtà più nera. La vita le ha regalato “malinconie brevissime e fuggitivo ridere”, l’ha fatta sognare e l’ha poi riportata a Terra. Alice fuma, e fuma molto; non perché ne abbia veramente bisogno, quanto piuttosto perché ci è abituata; non ricorda nemmeno più il motivo che la spinse ad iniziare. E’ laureata e disoccupata; anni di studio sprecati, a suo parere. Per consolarsi legge Baudelaire ed altri poeti maledetti, per trovare conforto rispetto chi, come lei, ha sofferto. Sapere che il suo non è il primo cuore spezzato la fa star meglio. Alice ha una vita sentimentale fredda e popolata; vuole sentirsi cercata, desiderata, in apparenza le basta così. La notte, avvolta dalla solitudine dei suoi sentimenti, piange come una bambina che si vede negata la gioia più bella. Ora Alice sa; sa che non sempre si viene premiati per i propri meriti; sa che una parola può ferire più di uno schiaffo, sà che è importante apparire, non essere. Compra tanti libri di filosofia, che trovia noiosi e incomprensibili. Ma è di moda far sfoggio di una libreria culturalmente impegnata.
“Ma io non ci sto più
e i pazzi siete voi”
Le piace questa strofa. A volte non riesce a capire la gente. Sembra che tutti non riescano a vedere la vera Alice. Vorrebbe che potessere entrarle dentro, leggerla l’anima; odia dover provare a spiegare idee che sono solo ombre nella sua mente. Ha una compagnia, qualche volta si ubriaca; eppure è sola in mezzo a miliardi di persone. Con i suoi pensieri, con le sue emozioni e con le sue paure.

In Alice c’è un po’ di me, un po’ di mondo e forse anche un po’ di voi.
Buon mondo a Tutti.
Marjo.

 

Intercultura - Una realtà da vivere

Intercultura - Una realtà da vivere

a cura di Bio

 

Cosa c’è meglio che viaggiare nella vita?
Io credo nulla.
Viaggiare apre mondi, visuali ed obiettivi. Rende la vita meno banale, ed il ritorno sempre diverso. Dopo ogni viaggio non si è più gli stessi. Qualunque aereo si prenda, ovunque si vada, chiunque si incontri, è utile (se non necessario) per costruire ciò che saremo, e soprattutto chi vogliamo essere. Per poter sapere veramente cosa vogliamo da noi e dalla vita stessa, abbiamo bisogno di conoscere più cose possibili… altrimenti è solo una scelta obbligata.
E perché non iniziare a viaggiare adesso, alle superiori?
No, no, che follia? E la scuola? Che ne è del tuo futuro?
A tutte queste domande ognunoha una risposta diversa, posso solo esprimere la mia.
Un anno, sei mesi, due mesi all’estero, per chi ha voglia di partire per conoscere, non per fuggire, sono meglio di molti libri. E poi si recupera ovviamente lo studio perso.
Sì, lo studio, non il tempo, perché non è tempo perso, è solo investito. Per il vostro futuro, per chi sarete e per chi siete.
Viaggiando si trova se stessi.
Intercultura (AFS, come sigla internazionale) è un’associazione che propone viaggi all’estero dalla varia durata, ai ragazzi fra 15 e 17 anni. Periodi che variano dalle 6 settimane ai 10 mesi, in quasi tutti i paesi del mondo, per ragazzi motivati e con voglia di crescere.
Mi rivolgo direttamente ai ragazzi di terza superiore, perché è stato appurato che è questa l’età migliore, anche se per allontanarsi per lunghi periodi dalla scuola, non avendo la preoccupazione degli esami.
E’ un’occasione importante e irripetibile, perché purtroppo i 16 anni non tornani più.
Se avete anche solo pensato una volta sola a questa esperienza di studio all’estero, non lasciate che la quotidianità e la sua logorante routine vi faccia perdere vi sita quello che probabilmente vi cambierà la vita in meglio per sempre.
Per qualsiasi domanda generale, esiste il sito www. intercultura.it , mentre se preferite parlare dei risvolti dell’esperienza con qualcuno che l’ha già vissuta, o volete avere contatti con altri volontari, sono sempre a vostra disposizione.

Informatica: Steve Jobs, un uomo un programma


Steve Jobs, un uomo un programma

di Davide Moroni

 

L’immagine non è quella del manager spietato, dell’affarista in giacca e cravatta, di poche parole. Al contrario, il capo di Apple Computer si è costruito attorno a sé la fama di un uomo capace e amante dell’innovazione, tutto in un unico stile.

Poco tempo fa, la rivista “Fortune” l’ha consacrato definitivamente come “L’uomo più importante e innovativo del pianeta”, grazie ai numeri e ai fatturati di tutto rispetto che l’hanno portato appunto ad un successo planetario.

La storia di questo personaggio è molto strana: nato da madre americana e padre siriano il 24 Febbraio 1955, Jobs non fu tenuto dai genitori naturali, ma fu dato in adozione a Paul e Clara Jobs. Nel 1972 Steve si diploma a Cupertino in California, che è tuttora sede centrale di Apple e s’iscrive al Reed College di Portland, che però abbandona dopo un semestre. Quattro anni dopo fonda la Apple Computer con l’amico Steve Wozniak, e la prima sede della società appena fondata non è altro che il garage dei genitori. Nel 1977 vedono la luce il primo computer, “Apple I” e il primo PC (allora chiamato microcomputer) chiamato “Apple II”. Nel 1980 Jobs fa entrare la Apple in borsa e il 24 Gennaio del 1984 la Apple produce un personal computer dotato di un nuovo sistema operativo e, per la prima volta al mondo nella grande distribuzione, di un’interfaccia grafica e del mouse: “Apple Macintosh”. Dotato di icone, finestre e menu a tendina, il Mac riscuote un grande successo. Per il grande pubblico Jobs diventa la persona più in vista nel mondo dell’informatica.

L’anno dopo però, Steve Jobs entra in rotta di collisione con l’allora amministratore delegato Apple Sculley e, consapevole anche del fatto che l’amico Wozniak si fosse dimesso, lascia la Apple a 33 anni. A questo punto, Jobs decide di fondare una nuova azienda, la Next, che sarà poi la base del sistema operativo Mac OS X, con l’obiettivo di avviare una nuova rivoluzione tecnologica. Succede però che la Apple va in crisi intorno al 1996, per il sistema ormai obsoleto e dunque alla ricerca di un nuovo sistema operativo più moderno. Jobs decide di ritornare a patto che la Apple acquisti la Next, che stava passando anche lei un periodo di crisi profonda.

L’anno successivo vede l’azienda di Cupertino risollevarsi pian piano, Steve allontana l’AD Gil Amelio e riprende le redini dell’azienda, percependo solo 1$ come stipendio ma con molte agevolazioni e premi che gli porta l’azienda, come un jet privato e 30 mln di dollari in azioni. Nel frattempo Jobs rilancia l’iMac, isolandosi dal mondo IBM: nel 2001 avviene il lancio ufficiale di Mac OS X, che, come già detto, si basava sul NextStep che, a sua volta, utilizzava un kermel Unix. La Apple, dopo qualche tempo, si lancia nel mercato della musica digitale con l’iPod, del quale sono stati venduti circa 90 mln di modelli in tutto il mondo, che probabilmente ne ha fatto di Apple il prodotto di maggiore successo. A Giugno 2007 viene lanciato anche iPhone, che funge da cellulare ma anche come fotocamera da 2 mpx e che in Italia dovrebbe arrivare a momenti! Infine, fresco fresco è l’arrivo di MacBook Air, l’ultimissimo portatile di casa Apple caratteristico per il suo spessore di soli 0.76 cm!!!

Insomma questa era la storia dell’uomo che ha fondato la Apple ed ha dato il via ad una rivoluzione tecnologica a partire dagli anni ‘80. Vi lascio con una citazione del MacMan per eccellenza.

 

“E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi. Siate affamati. Siate folli”.

Creatività: “Lettera per un bimbo col frac”, di Cigoli Marjorie


 

 

Caro bimbo,

non so cosa hai pensato quando i tuoi occhi si sono aperti per la prima volta.

Hai visto l’amore fra il tuo papà e la tua mamma, che si sorridevano tenendosi per mano. Amore che tu credi eterno, ma non bisogna mai dire mai. Ti leggeranno le favole, bambino mio, ma tu non crederci troppo. Perchè se le penserai vere, ti seguiranno per lungo tempo. E faranno anche tanti versolini, come se tu fossi scemo. Ma tu scemo non sei, e ti chiederai per quanto ti tratteranno ancora da stupido…Sarà così per sempre, bimbo mio. Per loro sarai sempre quel piccolo esserino uralnte e indifeso. E quando imparerai a camminare faranno degli altri gridolini di gioia.. Ma poi saranno attanagliati dalla paura che tu, con quelle piccole gambine insicure, possa fuggire da loro. E anche questo durerà per sempre. Certo, camminerai..ma solo entro spazi ristretti.In pubblico ti rincorreranno, e ti sembrerà sempre di sbagliare. Faranno di te l’attrazione per gli amici, la bambolina da tavola ben educata nei suoi ridicoli vestititi. Andrai poi a scuola, e ti meraviglierai. I tuoi compagni non sono gentili-dispensatori-di-favori come mamma e papà. Ci sarà qualcuno che ti tirerà i capelli, che non giocherà con te. Le maestre non faranno finta di niente quando combinerai qualche pasticcio, ma ti sgrideranno davanti ai tuoi compagni. Se avrai amici di colore, ti diranno che sono solo più abbronzati. Un bambino malato, sarà solo un “compagno che non sta bene”. Ti immunizzeranno, non ti mostreranno mai il dolore, la morte. Lo faranno per proteggerti,caro bambino, ma non sanno che non lo potranno fare per sempre. Arriverà la tua prima cotta, caro bambino. Manderai messaggini su pezzettini di carta alla ragazza in fondo alla classe, poi lei ti darà il suo numero. I tuoi amici saranno gli spettatori della vostra storia, e quando finirà loro considereranno il film finito e usciranno dalla sala. Dovrai trovare un lavoro dopo il liceo, mio piccolo amico. E se i tuoi genitori “hanno le giuste conoscenze” non sarà difficile. Se invece sei normale come me, dovrai faticare, perchè la vita ti avrà insegnato che i buoni non vincono quasi mai. E poi, chissà. Troverai la donna dei tuoi sogni. E sarete felici e contenti fino a quando il vostro amore eterno scoprirà la propria finitezza. Oppure perderai la tua LEI, e abiterai con la mamma fino a cinquant’anni. E se la mamma avrà fatto il suo dovere, i tuoi amici si conteranno con una mano, i tuoi amori veri su due dita. E il giorno della tua uscita di scena, sarai assistito da chi? Da un’infermiera impaziente il cui turno è già finito e che ha fretta di andare a casa? Non so, piccolo uomo, cosa ti riserva la vita. La mia sta volando via nei giorni di nebbia padana, quella nebbia che ti penetra il cuore ma soprattutto le ossa; che ti fa ammalare dentro e fuori. Spero solo che conoscerai tutto ciò che ti viene offerto. Non giudicare, non criticare, non desiderare ciò che non puoi avere. Buona vita, mio bimbo con il frac.

 

= Marjo =

Recensione Film: Juno


Juno è una ragazza di sedici anni che decide nel più assoluto disincanto di fare sesso con il suo amico Pouli Bleeker sulla poltrona del salotto, assuefatta dal profuno di tic-tac all’arancia di cui il ragazzo ne va ghiotto. Quando scopre, però, che un “fagiolo” si è insidiato nella sua pancia, si ritrova a dover affrontare ogni passo della sua vita con una maggior responsabilità sulle spalle; quella stessa responsabilità che aveva lasciato da parte quella sera, su quella poltrona. Di primo acchito la giovane Juno si reca al centro “Donne ora” (un nome - un programma), con l’intento di abortire, ma accade qualcosa: la ragione comincia a luccicare nella sua testa, (grazie ai suggerimenti di una sua compagna di scuola che sventola cartelli “pro-life” fuori dal centro abortivo). Capisce che l’aborto è la scelta sbagliata, comprende che ci sono persone sfortunate che non possono avere figli e che ne vorrebbero tanto avere, realizza anche che quel “fagiolo” che sta crescendo dentro di lei è un vero e proprio essere umano: “Lo sai che potrebbe avere già anche le unghie?!” grida l’amica “pro-life”, un grido che Juno sente rimbombare nella sua testa, quando entra in quello squallido edificio, dove la ragazza all’accettazione, squallida pure lei, non mostra la minima cura e il benché minimo interesse per lei. Decide quindi di scappare fuori, incominciando così un percorso nuovo e inaspettato che la condurrà alla maturazione, alla realizzazione di sè, alla felicità. Appoggiata dalla famiglia, sceglie di dare in adozione il nascituro, ma la cosa che le fa più onore è il non vergognarsi della pancia che, con il passare delle stagioni, cresce sempre più,insieme al suo coraggio e al suo senso di responsabilità.

“Mi troverai ancora carina, quando sarò grassa?” chiede Juno a Bleeker e questi risponde: “Certo, sarai sempre carina”.Questo piccolo pezzetto di dialogo vuole cozzare contro l’affermazione di una giornalista de “La Stampa”, Lietta Tornabuoni, che ha definito il film “grazioso: fatto, cioè, per contentare tutti, i buonpensanti così come i pervertiti che godono a vedere sullo schermo una ragazzina con il corpo deformato dalla gravidanza avanzata”. Quindi il corpo di una donna affetta dalla straordinarietà della gravidanza è “deforme”? Ma siamo impazziti? Cara Lietta, forse dovresti riformattarti il cervello, perchè la bellezza e la dolcezza di una donna incinta è un innegabile evidenza. È proprio grazie a persone come queste, che considerano la gravidanza come disfacimento della propria bellezza e della propria persona, che si ha il crollo catastrofico delle nascite, che si assiste a milioni, ma che dico, miliardi di aborti dettati dall’egoismo e dalla paura. “Tutti devono avere il diritto di essere liberi dalla paura” cantavano gli slogan americani dopo l’11 settembre, ma si potrebbero cantare ancora oggi a proposito della drammatica situazione sociale e culturale che sta maturando. “Juno” è un grido forte e chiaro in mezzo al deprimente silenzio in cui viviamo: un grido alla meraviglia nel sentire un bimbo che scalcia nel proprio grembo, un grido al coraggio della maternità.

Il terzo tempo

Anno nuovo vita nuova anche per il calcio di serie A, che si darà la mano per regolamento!!!
Dopo aver visto che i giocatori della Fiorentina, sconfitti, hanno applaudito e stretto la mano a quelli dell’Inter prima di rientrare negli spogliatoi, la Lega calcio ha scoperto che alla fine di una partita ci si può anche salutare, e ha pensato bene di farlo diventare obbligatorio.
Non sarà una gran cerimonia ma è già un piccolo passo avanti: dopo il triplice fischio giocatori e arbitri si trovano a centrocampo per stringersi la mano.
Questo atto è stato ispirato dalla collaudata tradizione rugbista, dove però il terzo tempo è cosa ben più sostanziale: non solo un saluto tra le due squadre ma una bevuta  -per i più modesti-  o una cena   -per i più ricchi-  tra giocatori e tifosi. Gesti, insomma, che rappresentano ancora un’utopia per questo nostro calcio che negli ultimi anni è stato, più che un gioco, violenza dentro e fuori gli stadi, Moggiopoli e processi urlati del lunedì compresi…
Il fair play in queste partite di ritorno ha funzionato: saluti, abbracci e pacche sulle spalle fra giocatori, arbitri e tecnici; dagli spalti invece gli ultras inviperiti hanno manifestato tutta la loro disapprovazione con parecchi fischi. Evidentemente lo stadio ha bisogno di sbollire prima di poter apprezzare tanta semplice buona educazione..
Ma anche fra giocatori e dirigenti rimangono dubbi sull’opportunità di imporre un tale gesto di sportività; per esempio Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori, ha categoricamente sentenziato: “Se mi girano, non voglio essere costretto a stringere la mano a nessuno”. Si potrebbe forzarlo? E sarebbe giusto farlo? E se qualcuno non rispettasse questa nuova regola? Bisognerebbe forse multare le squadre? O i giocatori? Magari tirando in ballo i quattrini…
Punizioni per chi non si presta per ora non ce ne sono; rimane la brutta figura… anche se sembra che al pubblico non interessi poi così tanto.
Sembra cioè che l’idea “ite in pace, partita est” sia ancora lontana, lontanissima, dai nostri stadi. Credo che la soluzione al problema stia a monte, e che il rifiuto di una tale regola (che dovrebbe essere scontata) derivi da un’educazione mancata: un po’ come diceva il mio mister, dovrebbero essere gli allenatori dei bambini a insegnare il rispetto dell’avversario, e non a commettere falli senza essere visti. Così forse si creerebbe una nuova generazione di giocatori che non si porrebbero neanche il problema di compiere un gesto di ordinaria cortesia: salutare gli avversari al termine dell’incontro, così come si fa prima di cominciare.
La conclusione: sicuramente i tempi cambiano, speriamo in meglio! Restano comunque alcuni dubbi: dovrà essere la squadra sconfitta ad applaudire i vincitori o viceversa? E se la partita finisse in pareggio? O toccherà sempre alla squadra di casa? Speriamo che almeno su questo i vertici della FIGC trovino un accordo… e, soprattutto, che alla fine si salutino!!!

J Mascis

Emo Fenomenologia

Da un paio di anni a questa parte è scoppiato ovunque il fenomeno “emo”. A causa delle numerose faide sviluppatesi all’interno del Manin abbiamo deciso,cari lettori,di pubblicare la verità sugli emo in modo OGGETTIVO. Gli emo nascono negli anni 80 dalla corrente del punk. I primi artisti ad allontanarsi da questo genere,distinguendosi con il nome di emotional hardcore,furono gli Embrace e i Rites of Spring,che ne melodizzarono il suono,creando un nuovo genere musicale destinato ad avere largo consenso soprattutto tra i giovanissimi. Negli ultimi anni questo suono è stato influenzato notevolmente dall’indie rock, che distingue l’emo attuale da quello precedente.

Adesso vi starete chiedendo come è possibile distinguere un ragazzo/a da un punk,un goth o un metal, e la vostra curiosità sarà soddisfatta:

RAGAZZI:i ragazzi indossano un abbigliamento da skate,skinny jeans,Converse o Vans,trucco sugli occhi e smalto nero.Portano i capelli neri con frangia asimmetrica. Amano indossare polsini,perché in certi casi,coprono i tagli ai polsi
RAGAZZE: la classica pettinatura consiste in un taglio corto con punte dietro e un lungo ciuffo sulla fronte,molto scure e tagliati fino alle spalle. I loro capelli devono essere molto scuri in modo da coprire gran parte del viso. Si truccano con l’eyeliner ed hanno la pelle chiara. Gran parte degli emo sono timorosi e insicuri:tristi per la maggior parte del tempo, non mostrato il viso ed evitano gli sguardi:tendono ad essere infatti molto misteriosi. Piangono molto(soprattutto le ragazze),scrivono poesie,alcuni di loro sono vegetariani e sono molto legati alla causa ambientale.
Molti ci hanno chiesto di spiegare il motivo dell’esistenza degli emo:non c’è una risposta,e anche se ci fosse non la conosciamo. Possiamo solamente rispondere che gli emo esistono per la stessa ragione per cui esistono i punk,i metal,gli house e qualsiasi altra corrente musicale.
Speriamo che gli emo maninensi non ci disprezzino se abbiamo tralasciato o frainteso qualcosa e,viceversa,i non-emo si rendano conto che gli emo non sono pericolosi.

                                                               Babie & Sesee

I Remember Rock’n'Roll

Lo scopo di queste poche righe è esprimere come vedo il “problema” di un circolo di truzzi a Cremona, di cui si era discusso nel numero precedente.Ormai, e dice espressamente PURTROPPO, i truzzi sono una presenza costante nei sabati sera cremonesi. Quando in giro per strada mi capita di vedere questi branchi di fighetti che sanno solo spendere cifre esorbitanti in discoteca per bevande che si possono trovare ovunque a costi dimezzati mi ritengo uno dei pochi fortunati che pensano sia un modo stupido per passare i sabati sera….perchè? Beh innanzitutto perché in discoteca SI E’ SOLI!! Infatti, vi sfido a parlare con chi vi sta accanto con quel rumore assurdo che vi rovina le orecchie e poi perché la “musica” che passano la potrei benissimo fare anch’io: prendo un armadio, lo metto per terra e lo prendo a calci….l’effetto è lo stesso. Io credo che la vera musica sia ancora una cosetta chiamata Rock n’ Roll e che purtroppo ci siano generi spazzatura che la mettano in secondo piano. E questo non solo a Cremona ma in tutta Italia. Per tutto l’anno, infatti, si organizzano manifestazioni di musiche alternative ma i pochi eventi di musica forte e duratura di un certo livello sono solo il Motorock e il Gods of Metal.Ragazzi dai, facciamoci sentire e torniamo a rispolverare quei brani che hanno segnato la vera storia della musica. Qualche consiglio? I cd: “Rocks”, Aerosmith,”Dark side of the moon”, Pink Floyd, “Led Zeppelin IV” e ovviamente “Appetite for destruction”, Guns N’Roses. Senza tralasciare gruppi storici come QUEEN, KISS, DEEP PURPLE e infiniti altri. Un saluto al popolo del Manin.

Simo

Il mondo dei manga!

Chiunque di voi che sappia dove si trova la Comix sa a cosa mi sto riferendo.
Per tutti gli altri, poiché “non si nasce imparati”, ho intenzione di intrattenere una piccola spiegazione sull’argomento.
Manga è il termine giapponese che si utilizza per definire un fumetto made in Japan.
Voi a questo punto vi chiederete: “Ma cos’ha un manga di così differente da un fumetto italiano da essere degno di un intero articolo sul giornalino?” Molto in realtà.
Per cominciare lo stile di disegno è diverso, i Nipponici sono piccoli, con gli occhi a mandorla e i capelli neri. Per questo i cosiddetti mangana, cioè gli autori dei manga, cercano, per la maggior parte, di allontanare la realtà creando quello che per loro è il modello ideale di protagonista cioè un bel ragazzo biondo, alto, con due occhi enormi che fanno cascare ai suoi piedi tutte le ragazze per la loro luminosità e lucentezza.
Detto ciò è ovvio che lo stile nipponico è idealizzato e non aderente alla realtà.
Oltre a ciò lo stile cambia a seconda della sensazione che vuole dare il manga al lettore: se vorrà esprimere tenerezza o simpatia allora l’espressione del viso e la corporatura stessa sarà arrotondata rendendo il protagonista più simile ad una bambolina, mentre al contrario se si vuole trasmettere tensione i visi saranno aguzzi e in questo caso gli occhi si restringeranno.
Le tematiche affrontate sono di ogni tipo e spesso vengono divise in due grandi filoni: quelle per ragazzi e quelle per ragazze.
La prima categoria prende il nome di shonen manga e tratta per lo più di argomenti maschili quali i combattimenti, le guerre, robot che vogliono invadere il mondo e simili.
La seconda, invece, viene definita shojo manga e racconta di argomenti femminili come innamoramenti, magia etc…

In realtà questa distinzione non è più così netta poiché sempre più ragazze leggono anche gli shonen manga, io stessa leggo un manga maschile di nome “Death note” (tra parentesi ve lo consiglio perché è veramente molto intrigante!!!)
Inoltre i manga sono rivolti ad ogni tipo di età, quindi si potrà trovare una tematica più giocosa e infantile per i bambini, una più adolescenziale e una infine più cruda e violenta dedicata al pubblico adulto.
Può capitare che quando un manga faccia successo si chieda all’autore il permesso di farlo diventare un anime, cioè un cartone animato.
So che le parole “cartone animato” vi fanno pensare ai bambini e che alla nostra veneranda età non si dovrebbero più guardare, ma si faccia riferimento a quanto detto sopra, i manga sono per ogni età, così lo sono anche gli anime; basti pensare all’ora in cui MTV, saggiamente, trasmette gli anime più crudi: la fascia oraria è sempre serale.
Quindi non abbiate timore a comprare un manga all’edicola o a guardare un anime in tv, non siete sottosviluppati per questo, certo, purché sia giapponese!!!

Black-Arrow

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