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Recensione Videogioco: Shin Megami Tensei Digital Devil Saga

Nome Europeo: Shin Megami Tensei: Digital Devil Saga
Nome originale: Digital Devil Saga: Avatar Tuner
Genere: Gioco di Ruolo
Lingua: Inglese
“Mozzate!Macellate!Divorate il vostro nemico!Non c’è altro modo per sopravvivere.Non potete scappare dalla vostra stessa fame, Guerrieri del Purgatorio!”

Con questo messaggio provocatorio si è introdotti nell’universo di Digital Devil Saga, titolo dotato di un fascino davvero irresistibile. E’ proprio la tematica provocatoria – sopravvivere al caos della società moderna, sempre più competitiva e crudele - a conferire a questo titolo quel pizzico di originalità che da molto tempo si andava ricercando nell’ormai stantio mercato dei giochi di ruolo. Digital Devil Saga, come tutti i componenti della serie Shin Megami Tensei, è da considerarsi uno di quei titoli poco indicati per il “Mercato occidentale”.
I suoi contenuti tematici e i continui riferimenti alle filosofie indu, fan sì che il titolo si allontani dal canone classico di fruibilità europeo, noto per un approccio al videoludo decisamente superficiale e meno appassionato di quello dei nostri cugini statunitensi. Digital Devil Saga è un’esperienza di gioco decisamente trascinante, un incubo suburbano che ci porta a scoprire una realtà distorta, distrutta e dominata da gradazione di grigio. La stessa esplorazione avviene in terza persona, rendendoci spettatori di lunghi viaggi in claustrofobici corridoi a tinta unita, che lasciano poche possibilità all’immaginazione, dove l’unica legge vigente è quella del più forte.L’incipit narrativo vede un’ambientazione post apocalittica al centro degli eventi; le uniche popolazioni sopravvissute alle guerre in quel territorio,che viene definito “La discarica”,  sono suddivise in società tribali sulle quali spiccano diversi capi tribù. Chiaramente il giocatore è portato a vestire i panni di uno di questi, il silenzioso Serph, chiamato in causa per proteggere il proprio popolo dalle invasioni nemiche. L’evento che porta alla rottura degli equilibri correnti in quell’universo di guerra e disperazione è la comparsa di una misteriosa ragazza di nome Sera, la quale, con il suo arrivo, provoca la comparsa sul corpo di ogni abitante della “discarica” un marchio. Successivamente, i capi tribù, riunitisi al Tempio del Karma, ricevono una notizia sconcertante da “Angel”, l’entità soprannaturale che pronuncia le parole d’introduzione all’articolo: Devono uccidersi fra loro e divorare le carni dei loro nemici per ambire al Nirvana, il paradiso promesso. Con il potere dell’Atma, il misterioso marchio sul corpo, infatti, tutti i componenti delle tribù sono divenuti in grado di tramutarsi in terribili demoni, emanazioni dei loro desideri viziosi, puniti da un Dio che vuole finalmente mettere fine alle varie guerriglie che da tempo infestano la discarica, non curandosi della consequenziale perdita della loro stessa umanità: il costante bisogno di cibarsi di carne umana, pena la morte. Cosa si cela dietro l’apparizione di Sera, la strana ragazza dalla quale tutto è scaturito? Perché i protagonisti provano una sorte di familiarità guardandole il viso? E ancora, chi è veramente “Angel”, l’entità sovrannaturale che vuole la morte di tutte le tribù della Discarica?
In un’ambientazione cyber punk prende il via un’avventura dai toni piuttosto classici, malgrado gli elementi narrativi originali e di sicuro impatto emotivo. Il gioco stesso si basa sull’esplorazione di numerosi labirinti, pretestuosamente presentati come ambientazioni inerenti alla trama – dove ogni singola base, tranne quella dei protagonisti, pare essere un enorme casa di Asterione – ; fortunatamente l’incalzare degli eventi legati alla continuità narrativa non fanno altro che spingere il giocatore a proseguire la propria avventura, in un susseguirsi di sequenze introspettive e registicamente ricercate. Da non sottovalutare, inoltre, il comparto artistico del titolo, ancora una volta curato da un Kazuma Kaneko in ottima forma, pronto a deliziarci con la sua disturbante ed eterea visione delle anatomie umane decisamente caratteristiche e in linea con la direzione artistica dell’intero progetto. La stessa colonna sonora, curata da Shoji Meguro, offre una valida tracklist che spazia dall’industrial all’hard rock, senza risparmiarsi qualche brano leggero al solo pianoforte, per le scene più toccanti. Digital Devil Saga è un titolo non per tutti i palati, decisamente atipico per il nostro modo di vedere i giochi di ruolo, o più generalmente i videogiochi. La soglia di difficoltà è piuttosto alta e il titolo, almeno all’inizio, fatica ad ingranare dal punto di vista narrativo. Chi, però, riuscirà ad andare oltre allo sconforto iniziale si troverà davanti un’esperienza decisamente appagante, una sceneggiatura fuori dai canoni impreziosita da un comparto artistico di tutto rispetto. Consigliato.

Recensione Manga: Death Note

Death Note (デスノート ) Panini Comics

Il concetto alla base del titolo è molto semplice: Se voi aveste la possibilità di togliere la vita ad una persona semplicemente scrivendone nome su un quaderno, per quale via optereste? L’uso indiscriminato di questo “potere” per scopi puramente personali o cerchereste di sfruttarlo a favore della giustizia? E ancora, può un uomo giudicarne un altro ed emettere su di lui la più crudele delle sentenze?
Il titolo, sceneggiato da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata (Hikaru No Go, Hajime) segue le vicende del giovane Light Yagami, un brillante studente universitario Giapponese, diviso fra il suo ideale di libertà e giustizia e quello che e il mondo che lo circonda. Un mondo che il giovane, senza mezzi termini, definisce “marcio”, dove la maggior parte delle persone meriterebbe di morire perché inutile alla società, accecata dai propri interessi personali, un mondo dove l’edonismo è ormai insito nei cuori di tutti. E quando Light sceglie di assumersi le responsabilità della sua nuova identità, identificandosi in Kira, un giustiziere in grado di uccidere i criminali a distanza, ecco spuntare la polizia e un misterioso investigatore di cui non si conosce nulla se non lo pseudonimo, “L”.

Possibile che questi vogliano mettersi sulla sua strada, intralciando la sua opera di giustizia? Chi si nasconde dietro l’identità di L ? Il titolo è un controverso racconto investigativo che fonde elementi provocatori e insinua nella mente del lettore, lungo tutta l’evoluzione della vicenda, vari dubbi morali ed etici, provocati dalle azioni del protagonista e del suo avversario, L, in un continua schermaglia di supposizioni e teorie. Cos’è la Giustizia? Sfizioso e interessante.      

Prezzo: 3.90€ cad.

 



Sigla d’apertura della versione animata di Death Note

Youkoso!

Youkoso!

Youkoso, lettori e lettrici del Manin Times. Quella che vi apprestate a leggere non è una rubrica comune, nossignore! Trattasi di uno spazio nuovo, originale, dedicato a quel mondo che molti usano denigrare per la sua eccentricità, il suo ritmo creativo scoppiettante e vitale, la sua natura spesso controversa e al centro di mille polemiche mediatiche alimentate dall’ignoranza e dall’informazione qualunquista: Sto parlando, ovviamente, del Nippomondo!”

“Kirameki, yami no maboroshi! Senshitachi ima, kuruzo!“

Che cosa intendo con Nippomondo? Beh, immagino che la maggior parte di voi conosca l’animazione giapponese, quel mezzo d’espressione e non solo strumento meramente ludico, che spesso ci troviamo propinato in televisione come prodotto commerciale, svilito dei suoi contenuti originali, adattato ad un pubblico di fascia età minore al target originale, proprio per accontentare quei genitori assenti e quei sedicenti esperti psicologi che vorrebbero una televisione badante, un escamotage pedagogico avente il gravoso compito di accompagnare i bambini (e i ragazzi) nella loro crescita.
Chi ha vissuto gli anni 80, e i primi anni 90, conosce bene le polemiche legate a titoli altisonanti come “Hokuto no Ken” (Ken di Hokuto) altresì noto come “Ken Shiro” e l’affascinante eroina dai capelli dorati, “Bishojo Senshi Sailor Moon” (La Bella Combattente Sailor Moon, nota come “Sailor Moon”), titoli accusati, in passato, di essere fonte di svariati disagi infantili di natura psicologica. Alla base di queste uscite decisamente ardite, vi è un fraintendimento culturale abissale: In Giappone, paese in cui l’industria dell’animazione è una delle più evolute, gli “Anime” (Contrazione di “Animation”, Animeshon) hanno diversi target d’utenza e non sono, come qui in occidente si usa pensare, semplici mezzi d’intrattenimento infantile. L’animazione giapponese, nel corso degli ultimi decenni, ha cavalcato svariati canali mediatici, riuscendo a conquistare premi piuttosto importanti nel campo della cinematografia: esempio lampante del genio di alcuni sceneggiatori e registi nipponici, sono film d’animazione cinematografici come “”Mononoke Hime” (La principessa Mononoke – Stubio Ghibli), “Sen to Chihiro no Kamimakushi” (Il rapimento spirituale di Sen e Chihiro, adattato in Italia con il nome di “La città incantata” - Studio Ghibli) che è valso l’oscar, nel 2003, al regista, Hayao Miyazaki.
Tutte quelle dinamiche commerciali che hanno interessato titoli di ampio successo come “Cardcaptor Sakura” (Sakura la catturacarte, in Italia “Pesca la tua carta Sakura”), “Ranma ni bu no ichi” (“Ranma uno-di-due, in Italia “Ranma 1/2” ) o “Slayers” (“Cacciatori”, in Italia “Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo”) hanno fatto modo che, sulla base di dati d’ascolto in patria piuttosto alti, questi venissero importati in Italia, senza alcun compromesso contenutistico: il target originale non è mai stato rispettato.La conseguenza? Ragioniamo a concetti e formuliamo un esempio.
In una dimensione dove il “Cartone animato”è considerato un compagno di giochi dell’ingenuo pargolo,  figlio dei sani principi cristiani romano cattolici, viene mandata in onda una serie animata dedicata, almeno in patria, ad un pubblico di adolescenti, soggetti comunemente noti per essere consci della dimensione che li circonda e della conseguenza delle loro azioni.
Chiaramente, per motivi commerciali relativi al target d’utenza nostrano, la serie viene adattata come meglio si può, localizzando nomi, snaturando situazioni esplicite – comunissime in qualsiasi serial tv di matrice adolescenziale – e tagliando, invece, quelle scene o quegli interi episodi, facenti parte della continuità narrativa dell’opera, pur di rientrare nel margine della “comune decenza” degli spettacoli dedicati ai bambini.
Eppure non basta.
E qui entra in gioco il malcontento comune dei genitori, esasperati da quegli elementi fuori luogo in quello che a loro è stato presentato come un “prodotto per bambini”, come la visione di una scollatura troppo provocante o la presenza di scene cruente e decisamente diseducative.
L’altro capo dello schieramento del pubblico, composto dagli appassionati, rivendica una maggiore fedeltà al prodotto originale: se tutti i protagonisti dei vostri libri, o telefilm, preferiti, avessero subito un cambiamento d’età, di nome o addirittura di connotati, come reagireste?

Tutto questo per darvi uno stralcio della situazione dell’animazione giapponese in Italia, divisa fra palinsesti irrispettosi nei confronti dell’intelligenza degli spettatori grandi e piccini, genitori adirati ed appassionati esasperati: “Kowaii!”
(Che paura!)

Pregiudizio.Ignoranza.Venalità.
Maykol “Zaru” Robuschi

Hands on… Offlaga Disco Pax & Le luci della Centrale Elettrica.

Hands on… Offlaga Disco Pax & Le luci della Centrale Elettrica.

a cura di Elia

Noi italiani siamo troppo esterofili, principalmente per quanto riguarda la musica, ed ancora di più per quanto riguarda generi poco mainstream come l’indie. Musica indi(e)pendente, creata da veri musicisti, sempre originale, senza contratti con grandi etichette ma con un’enorme capacità espressiva. Il 2008 ha visto l’uscita di due album perfetti (Secondo la mia umile opinione :p), “Bachelite” degli Offlaga Disco Pax e “Canzoni da Spiaggia Deturpata” di Vasco Brondi, “Le Luci della Centrale Elettrica”.

Bachelite.

Chiamare il proprio album come “una resina fenolica termoindurente ottenuta per reazione tra formaldeide e fenolo”.  Un album le cui tematiche spaziano dal record del salto in alto stabilito da Vladimir Yaschshenko ai campionati europei di atletica leggera del 1978 a rapporti sessuali consumati grazie ad un Toblerone  dentro a condomini dell’Istituto Autonomo Case Popolari.  Ma c’è anche spazio per raccontare il furto di una Volkswagen Golf con un adesivo di Lula da Silva sul paraurti da un’autofficina, per condannare il “metodo di repressione altrimenti chiamato tutela” con il quale viene controllato il chirocefalo del Marchesoni, per dare una lettura all’elenco telefonico di Reggio Emilia e per raccontare gli esordi di Ligabue e Vinicio Capossela. Ci volevano gli Emiliani Offlaga Disco Pax per fare qualcosa di simile. Il loro secondo album “Bachelite”, uscito questo febbraio, è fatto da 51 minuti di elettronica e indie rock. Sul tappeto musicale tessuto da Enrico Fontanelli e Daniele Corretti vengono scanditi i discorsi del cantante (se così si può definire) Max Collini: infatti i testi degli Offlaga non sono cantati, ma declamati. Le parole di Collini raccontano di un “piccolo mondo antico fogazzaro”, sono fatte di aneddoti e riferimenti ai più svariati luoghi ed individui: dal piccolo paese di Cavriago a Vladivostok, da un’adolescente sulla via della prostituzione chiamata Barbara al neofascista Giusva Fioravanti. L’innovativa proposta degli Offlaga può essere apprezzata sia dagli alternative e indie rocker, sia dagli amanti dell’elettronica, sia da chi ascolta il post-punk di band come i The Smiths o gli ultimi CCCP Fedeli alla Linea. Peccato che quando sono venuti a suonare in Piazza Duomo (due giorni prima dei Baustelle, se non vado errato) non c’era poi così tanta gente a guardarli. Consigliato a tutti.
offlagadiscopax.splinder.com
www.myspace.com/odp130

Canzoni da spiaggia deturpata

“Le luci della centrale elettrica illuminano le periferie delle città. si vedono dalle tangenziali, dalle strade provinciali, dalle nostre finestre a contemplare il panorama delle case popolari tutte uguali. con la scritta COOP rossa che svetta e i camion dei netturbini che investono i nottambuli e passano a pulire quel poco di sporco e di disturbo che siamo riusciti a provocare.” Questo è Vasco Brondi, cantautore ferrarese scoperto da Giorgio Canali (CCCP, CSI, PGR). La sua voce è un rauco grido di condanna, una malinconica melodia, una descrizione del degrado Italiano urlata ad ogni concerto, “canzoni d’amore e di merda dalla provincia”. Il suo album di debutto “Canzoni da spiaggia deturpata” è uscito quest’anno e ha vinto la Targa Tenco 2008 come migliore opera prima ed è stato disco della settimana sul “Venerdì” di Repubblica. La musica è minimale, solo voce e una chitarra strimpellata a cui si aggiungono, a tratti, i cori e le distorsioni della chitarra di Canali. Il suo è un ritorno alla tradizione dei cantautori Italiani del passato rivisto con tematiche e sonorità moderne, con testi al vetriolo e un’energia di cui si sentiva da troppo a lungo la mancanza.
www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica
www.leluci.net

Intercultura - Una realtà da vivere

Intercultura - Una realtà da vivere

a cura di Bio

 

Cosa c’è meglio che viaggiare nella vita?
Io credo nulla.
Viaggiare apre mondi, visuali ed obiettivi. Rende la vita meno banale, ed il ritorno sempre diverso. Dopo ogni viaggio non si è più gli stessi. Qualunque aereo si prenda, ovunque si vada, chiunque si incontri, è utile (se non necessario) per costruire ciò che saremo, e soprattutto chi vogliamo essere. Per poter sapere veramente cosa vogliamo da noi e dalla vita stessa, abbiamo bisogno di conoscere più cose possibili… altrimenti è solo una scelta obbligata.
E perché non iniziare a viaggiare adesso, alle superiori?
No, no, che follia? E la scuola? Che ne è del tuo futuro?
A tutte queste domande ognunoha una risposta diversa, posso solo esprimere la mia.
Un anno, sei mesi, due mesi all’estero, per chi ha voglia di partire per conoscere, non per fuggire, sono meglio di molti libri. E poi si recupera ovviamente lo studio perso.
Sì, lo studio, non il tempo, perché non è tempo perso, è solo investito. Per il vostro futuro, per chi sarete e per chi siete.
Viaggiando si trova se stessi.
Intercultura (AFS, come sigla internazionale) è un’associazione che propone viaggi all’estero dalla varia durata, ai ragazzi fra 15 e 17 anni. Periodi che variano dalle 6 settimane ai 10 mesi, in quasi tutti i paesi del mondo, per ragazzi motivati e con voglia di crescere.
Mi rivolgo direttamente ai ragazzi di terza superiore, perché è stato appurato che è questa l’età migliore, anche se per allontanarsi per lunghi periodi dalla scuola, non avendo la preoccupazione degli esami.
E’ un’occasione importante e irripetibile, perché purtroppo i 16 anni non tornani più.
Se avete anche solo pensato una volta sola a questa esperienza di studio all’estero, non lasciate che la quotidianità e la sua logorante routine vi faccia perdere vi sita quello che probabilmente vi cambierà la vita in meglio per sempre.
Per qualsiasi domanda generale, esiste il sito www. intercultura.it , mentre se preferite parlare dei risvolti dell’esperienza con qualcuno che l’ha già vissuta, o volete avere contatti con altri volontari, sono sempre a vostra disposizione.

Dear MaryStar

“Dear Mary Star”

a cura di LBB


I soldi scarseggiano… li bramiamo più di ogni altra cosa al mondo… ma è lecito, per questo, fare il “sacco “ della scuola?
Dear Mary Star…
cosa stai facendo alla nostra scuola? Proviamo a semplificare la lunga legge 133:

2.600 scuole “fuorilegge”, di cui ne verranno completamente chiuse
7-800 almeno (con i rispettivi dirigenti scolastici)

Scuola elementare: niente più tempo pieno (la riforma non lo prevede ma le scuole parlano già di un doposcuola a pagamento), maestro unico, aumento degli alunni per classe e inserimento dei famigerati voti;
eliminati 30.000 posti in 3 anni di cui 11.200 di specialistica per la lingua inglese (non si dovrebbe incentivare?!) con la creazione di classi separate per gli immigrati (aiuto o discriminazione?)

Scuola media: si innalzerà il numero minimo di alunni per classe, verrà inserita la valutazione in voti, più un consistente taglio di personale:
31.000 posti di lavoro in meno.

Scuola media superiore: tutti i licei avranno un massimo di 30 ore settimanali (32 per gli artistici e gli istituti tecnici), accorpamento di indirizzi analoghi, riduzione degli indirizzi, aumento degli alunni per classe (sempre più a 30 alunni),
26.000 posti di lavoro tagliati
44.500 tagli tra tutte le persone che lavorano all’interno della scuola (Dsga, assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici)

Con un totale di… 132.300€ tagli di organico, e una stima di 8 miliardi di euro di tagli in tre anni (quasi una manovra finanziaria!)

E non è finita. Ci sono anche le tanto infuriate università!
Il progetto della nostra Stella è di trasformare le Università in fondazioni di diritto privato: per finanziarsi e sfruttare al massimo la loro “autonomia” (?!) le Università apriranno l’accesso negli organi direttivi degli Atenei a soggetti privati (singoli finanziatori o aziende).
Se la vita ci insegna che nessuno dà niente per niente… è così strano pensare che verrà alienato ciò che dovrebbe appartenere a tutti?
Permettetemi dunque di ipotizzare le conseguenze: un adeguamento dei programmi agli interessi delle aziende, un maggiore controllo della ricerca (saranno finanziati solo i programmi che rientrano in determinati criteri), sino alla (s)vendita “materiale” del patrimonio immobiliare per reperire fondi. L’impoverimento delle università provocherà quindi l’impossibilità d’accesso alla ricerca ed alla didattica dei più giovani, che saranno bloccati nel loro sviluppo professionale, con una grave perdita del paese stesso (senza ricerca come può esserci progresso?). Ora come ora all’Università italiana mancano almeno 30.000 ricercatori per rientrare nella media degli altri paesi (OCSE), e cosa dire sul fatto che l’Università si regge sul lavoro di circa 60.000 precari, di fatto la metà di tutti addetti alla didattica e alla ricerca? Che fine farebbero tutte queste persone?
Abbiamo il minor numero di dottori di ricerca e di ricercatori per abitante d’Europa (e la cosa fa pensare visto che i governi dell’UE si sono impegnati a destinare alla ricerca almeno il 3% del PIL, mentre il nostro paese ne spende oggi l’1%). Che ne dite poi se vi rivelo che il nostro paese è all’ 8° posto al mondo per spese militari (25mld di euro, oltre il 2% del PIL, in incremento continuo), senza parlare dell’evasione fiscale e dei 3mld di euro impegnati per finanziare i privilegi di una delle classi politiche più ricche e corrotte d’Europa!?
Perché prendere i soldi dalla scuola pubblica, istituzione che forma la base della società…

Creatività: “Lettera per un bimbo col frac”, di Cigoli Marjorie


 

 

Caro bimbo,

non so cosa hai pensato quando i tuoi occhi si sono aperti per la prima volta.

Hai visto l’amore fra il tuo papà e la tua mamma, che si sorridevano tenendosi per mano. Amore che tu credi eterno, ma non bisogna mai dire mai. Ti leggeranno le favole, bambino mio, ma tu non crederci troppo. Perchè se le penserai vere, ti seguiranno per lungo tempo. E faranno anche tanti versolini, come se tu fossi scemo. Ma tu scemo non sei, e ti chiederai per quanto ti tratteranno ancora da stupido…Sarà così per sempre, bimbo mio. Per loro sarai sempre quel piccolo esserino uralnte e indifeso. E quando imparerai a camminare faranno degli altri gridolini di gioia.. Ma poi saranno attanagliati dalla paura che tu, con quelle piccole gambine insicure, possa fuggire da loro. E anche questo durerà per sempre. Certo, camminerai..ma solo entro spazi ristretti.In pubblico ti rincorreranno, e ti sembrerà sempre di sbagliare. Faranno di te l’attrazione per gli amici, la bambolina da tavola ben educata nei suoi ridicoli vestititi. Andrai poi a scuola, e ti meraviglierai. I tuoi compagni non sono gentili-dispensatori-di-favori come mamma e papà. Ci sarà qualcuno che ti tirerà i capelli, che non giocherà con te. Le maestre non faranno finta di niente quando combinerai qualche pasticcio, ma ti sgrideranno davanti ai tuoi compagni. Se avrai amici di colore, ti diranno che sono solo più abbronzati. Un bambino malato, sarà solo un “compagno che non sta bene”. Ti immunizzeranno, non ti mostreranno mai il dolore, la morte. Lo faranno per proteggerti,caro bambino, ma non sanno che non lo potranno fare per sempre. Arriverà la tua prima cotta, caro bambino. Manderai messaggini su pezzettini di carta alla ragazza in fondo alla classe, poi lei ti darà il suo numero. I tuoi amici saranno gli spettatori della vostra storia, e quando finirà loro considereranno il film finito e usciranno dalla sala. Dovrai trovare un lavoro dopo il liceo, mio piccolo amico. E se i tuoi genitori “hanno le giuste conoscenze” non sarà difficile. Se invece sei normale come me, dovrai faticare, perchè la vita ti avrà insegnato che i buoni non vincono quasi mai. E poi, chissà. Troverai la donna dei tuoi sogni. E sarete felici e contenti fino a quando il vostro amore eterno scoprirà la propria finitezza. Oppure perderai la tua LEI, e abiterai con la mamma fino a cinquant’anni. E se la mamma avrà fatto il suo dovere, i tuoi amici si conteranno con una mano, i tuoi amori veri su due dita. E il giorno della tua uscita di scena, sarai assistito da chi? Da un’infermiera impaziente il cui turno è già finito e che ha fretta di andare a casa? Non so, piccolo uomo, cosa ti riserva la vita. La mia sta volando via nei giorni di nebbia padana, quella nebbia che ti penetra il cuore ma soprattutto le ossa; che ti fa ammalare dentro e fuori. Spero solo che conoscerai tutto ciò che ti viene offerto. Non giudicare, non criticare, non desiderare ciò che non puoi avere. Buona vita, mio bimbo con il frac.

 

= Marjo =

Recensione Film: Juno


Juno è una ragazza di sedici anni che decide nel più assoluto disincanto di fare sesso con il suo amico Pouli Bleeker sulla poltrona del salotto, assuefatta dal profuno di tic-tac all’arancia di cui il ragazzo ne va ghiotto. Quando scopre, però, che un “fagiolo” si è insidiato nella sua pancia, si ritrova a dover affrontare ogni passo della sua vita con una maggior responsabilità sulle spalle; quella stessa responsabilità che aveva lasciato da parte quella sera, su quella poltrona. Di primo acchito la giovane Juno si reca al centro “Donne ora” (un nome - un programma), con l’intento di abortire, ma accade qualcosa: la ragione comincia a luccicare nella sua testa, (grazie ai suggerimenti di una sua compagna di scuola che sventola cartelli “pro-life” fuori dal centro abortivo). Capisce che l’aborto è la scelta sbagliata, comprende che ci sono persone sfortunate che non possono avere figli e che ne vorrebbero tanto avere, realizza anche che quel “fagiolo” che sta crescendo dentro di lei è un vero e proprio essere umano: “Lo sai che potrebbe avere già anche le unghie?!” grida l’amica “pro-life”, un grido che Juno sente rimbombare nella sua testa, quando entra in quello squallido edificio, dove la ragazza all’accettazione, squallida pure lei, non mostra la minima cura e il benché minimo interesse per lei. Decide quindi di scappare fuori, incominciando così un percorso nuovo e inaspettato che la condurrà alla maturazione, alla realizzazione di sè, alla felicità. Appoggiata dalla famiglia, sceglie di dare in adozione il nascituro, ma la cosa che le fa più onore è il non vergognarsi della pancia che, con il passare delle stagioni, cresce sempre più,insieme al suo coraggio e al suo senso di responsabilità.

“Mi troverai ancora carina, quando sarò grassa?” chiede Juno a Bleeker e questi risponde: “Certo, sarai sempre carina”.Questo piccolo pezzetto di dialogo vuole cozzare contro l’affermazione di una giornalista de “La Stampa”, Lietta Tornabuoni, che ha definito il film “grazioso: fatto, cioè, per contentare tutti, i buonpensanti così come i pervertiti che godono a vedere sullo schermo una ragazzina con il corpo deformato dalla gravidanza avanzata”. Quindi il corpo di una donna affetta dalla straordinarietà della gravidanza è “deforme”? Ma siamo impazziti? Cara Lietta, forse dovresti riformattarti il cervello, perchè la bellezza e la dolcezza di una donna incinta è un innegabile evidenza. È proprio grazie a persone come queste, che considerano la gravidanza come disfacimento della propria bellezza e della propria persona, che si ha il crollo catastrofico delle nascite, che si assiste a milioni, ma che dico, miliardi di aborti dettati dall’egoismo e dalla paura. “Tutti devono avere il diritto di essere liberi dalla paura” cantavano gli slogan americani dopo l’11 settembre, ma si potrebbero cantare ancora oggi a proposito della drammatica situazione sociale e culturale che sta maturando. “Juno” è un grido forte e chiaro in mezzo al deprimente silenzio in cui viviamo: un grido alla meraviglia nel sentire un bimbo che scalcia nel proprio grembo, un grido al coraggio della maternità.

Il terzo tempo

Anno nuovo vita nuova anche per il calcio di serie A, che si darà la mano per regolamento!!!
Dopo aver visto che i giocatori della Fiorentina, sconfitti, hanno applaudito e stretto la mano a quelli dell’Inter prima di rientrare negli spogliatoi, la Lega calcio ha scoperto che alla fine di una partita ci si può anche salutare, e ha pensato bene di farlo diventare obbligatorio.
Non sarà una gran cerimonia ma è già un piccolo passo avanti: dopo il triplice fischio giocatori e arbitri si trovano a centrocampo per stringersi la mano.
Questo atto è stato ispirato dalla collaudata tradizione rugbista, dove però il terzo tempo è cosa ben più sostanziale: non solo un saluto tra le due squadre ma una bevuta  -per i più modesti-  o una cena   -per i più ricchi-  tra giocatori e tifosi. Gesti, insomma, che rappresentano ancora un’utopia per questo nostro calcio che negli ultimi anni è stato, più che un gioco, violenza dentro e fuori gli stadi, Moggiopoli e processi urlati del lunedì compresi…
Il fair play in queste partite di ritorno ha funzionato: saluti, abbracci e pacche sulle spalle fra giocatori, arbitri e tecnici; dagli spalti invece gli ultras inviperiti hanno manifestato tutta la loro disapprovazione con parecchi fischi. Evidentemente lo stadio ha bisogno di sbollire prima di poter apprezzare tanta semplice buona educazione..
Ma anche fra giocatori e dirigenti rimangono dubbi sull’opportunità di imporre un tale gesto di sportività; per esempio Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori, ha categoricamente sentenziato: “Se mi girano, non voglio essere costretto a stringere la mano a nessuno”. Si potrebbe forzarlo? E sarebbe giusto farlo? E se qualcuno non rispettasse questa nuova regola? Bisognerebbe forse multare le squadre? O i giocatori? Magari tirando in ballo i quattrini…
Punizioni per chi non si presta per ora non ce ne sono; rimane la brutta figura… anche se sembra che al pubblico non interessi poi così tanto.
Sembra cioè che l’idea “ite in pace, partita est” sia ancora lontana, lontanissima, dai nostri stadi. Credo che la soluzione al problema stia a monte, e che il rifiuto di una tale regola (che dovrebbe essere scontata) derivi da un’educazione mancata: un po’ come diceva il mio mister, dovrebbero essere gli allenatori dei bambini a insegnare il rispetto dell’avversario, e non a commettere falli senza essere visti. Così forse si creerebbe una nuova generazione di giocatori che non si porrebbero neanche il problema di compiere un gesto di ordinaria cortesia: salutare gli avversari al termine dell’incontro, così come si fa prima di cominciare.
La conclusione: sicuramente i tempi cambiano, speriamo in meglio! Restano comunque alcuni dubbi: dovrà essere la squadra sconfitta ad applaudire i vincitori o viceversa? E se la partita finisse in pareggio? O toccherà sempre alla squadra di casa? Speriamo che almeno su questo i vertici della FIGC trovino un accordo… e, soprattutto, che alla fine si salutino!!!

J Mascis

Emo Fenomenologia

Da un paio di anni a questa parte è scoppiato ovunque il fenomeno “emo”. A causa delle numerose faide sviluppatesi all’interno del Manin abbiamo deciso,cari lettori,di pubblicare la verità sugli emo in modo OGGETTIVO. Gli emo nascono negli anni 80 dalla corrente del punk. I primi artisti ad allontanarsi da questo genere,distinguendosi con il nome di emotional hardcore,furono gli Embrace e i Rites of Spring,che ne melodizzarono il suono,creando un nuovo genere musicale destinato ad avere largo consenso soprattutto tra i giovanissimi. Negli ultimi anni questo suono è stato influenzato notevolmente dall’indie rock, che distingue l’emo attuale da quello precedente.

Adesso vi starete chiedendo come è possibile distinguere un ragazzo/a da un punk,un goth o un metal, e la vostra curiosità sarà soddisfatta:

RAGAZZI:i ragazzi indossano un abbigliamento da skate,skinny jeans,Converse o Vans,trucco sugli occhi e smalto nero.Portano i capelli neri con frangia asimmetrica. Amano indossare polsini,perché in certi casi,coprono i tagli ai polsi
RAGAZZE: la classica pettinatura consiste in un taglio corto con punte dietro e un lungo ciuffo sulla fronte,molto scure e tagliati fino alle spalle. I loro capelli devono essere molto scuri in modo da coprire gran parte del viso. Si truccano con l’eyeliner ed hanno la pelle chiara. Gran parte degli emo sono timorosi e insicuri:tristi per la maggior parte del tempo, non mostrato il viso ed evitano gli sguardi:tendono ad essere infatti molto misteriosi. Piangono molto(soprattutto le ragazze),scrivono poesie,alcuni di loro sono vegetariani e sono molto legati alla causa ambientale.
Molti ci hanno chiesto di spiegare il motivo dell’esistenza degli emo:non c’è una risposta,e anche se ci fosse non la conosciamo. Possiamo solamente rispondere che gli emo esistono per la stessa ragione per cui esistono i punk,i metal,gli house e qualsiasi altra corrente musicale.
Speriamo che gli emo maninensi non ci disprezzino se abbiamo tralasciato o frainteso qualcosa e,viceversa,i non-emo si rendano conto che gli emo non sono pericolosi.

                                                               Babie & Sesee

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